Turchia: Aleppo e l’operazione “Scudo dell’Eufrate”

0
675

L’imminente controllo totale di Aleppo da parte della coalizione che si stringe attorno al governo di Damasco apre nuovi scenari che valicano – per l’ennesima volta dall’inizio della guerra civile – le frontiere della frammentata repubblica siriana. L’evacuazione della popolazione e delle milizie che fino ai recenti avvenimenti militari risiedevano nella parte orientale del capoluogo della Siria settentrionale interessa direttamente il governo di Ankara.

Le autorità turche si trovano ormai nell’intricata posizione di mediatore tra i propri alleati dell’opposizione siriana e la controparte russa – attore decisivo dell’offensiva di Assad – con la quale vive una nuova fase di riavvicinamento dopo la crisi sorta nel novembre 2015. La Turchia, la cui presenza militare nel Nord della Siria va avanti dall’inizio dell’operazione “Scudo dell’Eufrate”, ovvero dallo scorso agosto, ha necessità di negoziare un’evacuazione per i propri alleati. Quelle fazioni siriane che hanno e tuttora trovano protezione da Ankara rischiano oggi di trovarsi isolate dal nuovo corso diplomatico turco-russo che in sì breve tempo ha di fatto sovvertito lo scacchiere geopolitico mediorientale. I successi militari della coalizione pro-Assad che hanno portato alla capitolazione di Aleppo Est sono stati raggiunti verosimilmente da un ammorbidimento di quella che era stata fino a pochi mesi fa l’intransigente linea dura di Ankara.

Il nuovo orientamento rivela quali siano oggi le priorità della Turchia nel breve periodo: la messa in sicurezza del confine sud-orientale e il consolidamento della propria presenza nella regione mesopotamica siro-irachena. Entrambi punti che vedono sia un coinvolgimento diretto delle Forze Armate Turche che l’appoggio e il sostegno all’universo eterogeneo raccolto nella Free Syrian Army. L’obiettivo invece è quello di contrastare e isolare le attività della coalizione curdo-siriana delle Unità di Protezione Popolare (YPG) e quelle dell’autoproclamato Stato Islamico (ISIS). Ovvero quelle forze “oscure” che minano gli interessi di Ankara e che – come rimarcato in giornata dal Presidente della Repubblica di Turchia, Recep Tayyip Erdoğan, hanno compiuto nel Paese «i più grossi attacchi nella nostra storia [della Turchia]». I recenti attentati registrati nel suolo turco hanno infatti causato da luglio 2015 la morte di oltre un migliaio di cittadini legando indissolubilmente l’intricata situazione siriana alla sicurezza interna della Turchia. Tra rivendicazioni e accuse gli autori delle stragi che hanno insanguinato i capoluoghi turchi restano le medesime organizzazioni che operano e amministrano larghe parti del Nord della Siria. Se contro lo Stato Islamico le operazioni turche contano sul sostegno della comunità internazionale poiché attore transnazionale e “mobile”, al contrario quelle contro le forze YPG risultano al momento affare squisitamente turco. Per Ankara la coalizione curdo-siriana dello YPG – sostenuta dagli Stati Uniti – non è altro che l’appendice siriano del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), organizzazione terroristica riconosciuta tale da Ankara, Bruxelles e Washington.

Data per persa la guerra al regime di Assad nelle regioni occidentali, il nuovo quadro regionale prospetta uno spostamento delle operazioni della Free Syrian Army verso gli obiettivi cogenti della Turchia, ovvero in quelle aree dove operano YPG e Stato Islamico. Questo cambio di rotta, frutto soprattutto dell’avvicinamento turco-russo, non può per forza di cose ignorare anni di protezione all’opposizione siriana che ha inoltre causato l’arrivo in Turchia di oltre tre milioni di profughi. Ecco perché Ankara proprio in queste ore cerca di negoziare un corridoio umanitario per popolazione e miliziani sotto assedio in quella che fu l’Aleppo Est controllata negli ultimi anni dagli alleati dell’opposizione anti-Assad.

Un eventuale successo dell’attività diplomatica turca sulla sorte degli abitanti di Aleppo Est smorzerà il malcontento della diaspora siriana in Turchia e ingrosserà le fila delle milizie che combattono con la Free Syrian Army nell’operazione “Scudo dell’Eufrate” alla vigilia di un’altra cruciale battaglia per gli interessi turchi: la conquista della strategica cittadina di Al-Bab, tra Aleppo e Manbij, oggi occupata dallo Stato Islamico.

L’eco delle prossime mosse turche inevitabilmente si rifletterà negli affari interni di Ankara, un Paese che dal tentato golpe di luglio scorso registra una frammentazione interna senza precedenti con gravi conseguenze sull’ordine e la sicurezza.

 

 

 

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here