Boko Haram e il Nord del Camerun

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Da ormai più di due anni anche il Camerun, come il Niger e il Chad, risente politicamente ed economicamente dell’azione del gruppo nigeriano fondamentalista islamico Boko Haram. Il gruppo è attivo nel nord del Paese dal 2011 ma è da maggio 2014 che Paul Biya gli ha dichiarato ufficialmente guerra.

Un recente rapporto pubblicato da International Crisis Group fa il punto sugli effetti economico-sociali di due anni e mezzo di conflitto. Gli attentati suicidi e gli scontri con le forze armate camerunensi hanno provocato più di 1500 morti e 800 feriti, oltre a 155.000 sfollati interni (a cui vanno sommati 73.000 rifugiati nigeriani, in fuga dall’organizzazione nel loro Paese). Le azioni di Boko Haram nel nord del Camerun hanno determinato, inoltre, specifiche conseguenze economico-sociali per la regione: 12.000 capi di bestiame razziati, una caduta del PIL del 2% e la riduzione al 46% (in alcuni comuni 20%) del tasso di scolarizzazione. Queste dinamiche economico-sociali regionali hanno delle forti ripercussioni nazionali di breve e lungo periodo.

La risposta militare che Yaoundé ha dato all’organizzazione terroristica nigeriana (il budget della difesa camerunense è passato dall’1 al 2% del PIL del Paese) è riuscita a indebolirne la presenza all’interno dei propri confini nazionali e nella regione (il Camerun è parte del Multi-National Joint Task Force). Il progressivo ritorno alla normalità nel nord del Paese, simboleggiato dalla riapertura delle frontiere con la Nigeria, lo scorso 16 novembre, ne è chiara riprova. La risposta prettamente securitaria del regime di Paul Biya, tuttavia, non sembra sufficiente a mettere in sicurezza il Paese. Le analisi dimostrano infatti come il successo di Boko Haram nel nord del Camerun (così come nel nord della Nigeria) sia strettamente legato a dinamiche socio-politiche (storica esclusione politica e marginalizzazione economica della regione, esposizione a traffici illeciti regionali), che la risposta militare non ha gli strumenti per affrontare. Per quanto sia innegabile che l’azione dell’esercito camerunense abbia giocato un ruolo determinante per l’indebolimento di Boko Haram, riforme di carattere economico e sociali da parte di Yaoundé sono altrettanto necessarie per ridurre la vulnerabilità della regione – e la sua conseguente esposizione al rischio di radicalizzazioni (religiose e non).

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