Gli spettri del 1994 nei rapporti franco-ruandesi di oggi

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Il 7 ottobre i giudici francesi hanno deciso di riaprire le indagini sui responsabili dell’abbattimento dell’aereo del presidente ruandese Habyarimana (evento-detonatore del genocidio del 1994), in virtù delle nuove accuse mosse contro il presidente Kagame da parte di Kayumba Nyamwasa (ex membro del Fronte Patriottico Ruandese – FPR – in esilio dal 2010 in Sud Africa).

In seguito al genocidio del 1994, i rapporti franco-ruandesi sono stati caratterizzati da una tensione crescente. All’origine del contenzioso fra i due Paesi è l’accusa di “complicità di genocidio” da parte di Kigali nei confronti di Parigi e l’ipotesi avanzata dai giudici francesi di un coinvolgimento del FPR nell’abbattimento dell’aereo di Habyarimana.

Nel triennio che ha preceduto il genocidio (1990-1993), Parigi ha agito quale alleata del regime ruandese, sostenendolo politicamente e militarmente. Oltre a mantenere intensi rapporti politici e di cooperazione militare con Kigali in un periodo in cui l’entourage di Habyarimana preparava il genocidio, alcune testimonianze attestano il coinvolgimento diretto francese in alcune operazioni sul campo (talvolta anche di carattere etnicistico – come il controllo delle carte d’identità ai posti di blocco o la formazione delle Interhamwe). Questa partecipazione, almeno per quel che riguarda le operazioni militari, è confermata dalla Commissione parlamentare francese sulle responsabilità nel genocidio (commissione Quiles) e dalla lettura che Parigi fece del conflitto ruandese. L’Esagono interpreta infatti la guerra ruandese del 1990-1993 come un’aggressione esterna del FPR a un governo legittimo suo alleato. La successiva Operation Turquoise (luglio-agosto 1994), missione umanitaria autorizzata dalle Nazioni Unite, conferma l’ambiguità della posizione transalpina. L’operazione ha infatti permesso la traslazione della guerra civile ruandese in territorio congolese, la messa in salvo di molti responsabili del genocidio e, secondo alcune testimonianze (non sufficientemente provate, tuttavia, secondo la commissione Quiles), continui rifornimenti di armi alle FAR (Forze Armate Ruandesi) da parte di Parigi.

L’appoggio dell’Esagono al piano genocidario delle autorità di Kigali, elemento a cui rimanda l’accusa di “complicità”, è più difficile da dimostrare. Alla luce del sostegno politico e militare garantito all’entourage di Habyarimana è tuttavia legittimo chiedersi quanto sia rilevante farlo.

I numerosi tentativi di comprensione dell’appoggio francese al regime ruandese d’inizi anni ’90 hanno fatto spesso ricorso a dei miti: dal complesso di Fashoda (il FPR è anglofono), al mito dei khmer neri (in riferimento al FPR). Se diverse dichiarazioni pubbliche e la stessa commissione Quiles evidenziano come entrambe queste interpretazioni del conflitto influenzino alcuni ambienti politico-militari francesi, le motivazioni di Parigi non sono riducibili ad esse. La Francia di Mitterrand, infatti, appoggia Habyarimana soprattutto in virtù di questioni più prettamente politiche, quali la paura di creare un precedente (si tratta di un Paese alleato che invoca il suo sostegno in un momento di difficoltà) e il desiderio di non perdere un piede d’appoggio nella regione dei Grandi Laghi. La conoscenza inadeguata del contesto ruandese, anch’essa confermata dalla Commissione Quiles, per quanto spesso usata come alibi, ha probabilmente contribuito a far sottovalutare la situazione sul campo.

Le conclusioni della commissione Quiles del 1998 (che scagionano l’Esagono); le reticenze francesi a giudicare i presunti responsabili del genocidio (il primo processo risale al 2014); le indagini e i mandati d’arresto del giudice Bruguière del 2006 (che ipotizza la responsabilità del FPR nell’abbattimento dell’aereo di Habyarimana) e il rapporto della Commissione Mucyo del 2008 (che riconosce le responsabilità francesi nel genocidio) tengono alta la tensione fra i due Paesi per tutti gli anni ’90 e 2000 (fra il 2006 e il 2009 si arriva alla rottura delle relazioni diplomatiche). Il riavvicinamento fortemente cercato dalla presidenza Sarkozy e facilitato dal nuovo atteggiamento dei giudici Trévidic e Poux (che riprendono in mano i dossier di Bruguière) è stato solo temporaneo. In occasione del 20° anniversario del genocidio (2014), il presidente Kagame è tornato a denunciare pubblicamente il ruolo attivo di Parigi durante il genocidio, rifiutando l’accreditamento al rappresentante francese per le cerimonie commemorative. La recente decisione dei giudici transalpini di ascoltare Nyumwasa e riaprire le indagini sul caso non fanno che creare un nuovo motivo di attrito fra i due Paesi.

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