L’autunno nero dell’economia turca

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Il tracollo del turismo, la crescente disoccupazione e il crollo della lira turca rappresentano i principali problemi economici di quest’autunno turco. Quel Paese, la cui economia è cresciuta dal decennio scorso a ritmi cinesi, è oggi l’antitesi di quella stessa Turchia “stabile” e “sicura” capace di richiamare investitori e turisti.

Le stime sulla crescita nell’esercizio corrente non supererebbero infatti il 3%, un dato invidiabile in Europa Occidentale ma che in Turchia costituisce un vero campanello d’allarme. Sotto il 5% il sistema turco non è infatti capace di spingere verso il basso la disoccupazione. Secondo i dati dell’Istituto Statistico Turco (TÜİK), a luglio 2016 il tasso di disoccupazione si è attestato al 10,2%. Un aumento dunque dello 0,6% rispetto al 2015.

Il turismo è stato tra i settori più colpiti. Complici la precaria sicurezza interna e i conflitti nella regione, il numero di visitatori è crollato. L’abbattimento di un cacciabombardiere Sukhoi Su-24 nel novembre 2015 aveva portato Mosca a porre il divieto ai propri cittadini di recarsi in Turchia. La crisi russo-turca, ormai risolta, ha lasciato i segni. Le stime parlano del mancato arrivo di oltre 4 milioni di turisti russi, il secondo gruppo nazionale a visitare il Paese negli ultimi anni. Il drastico calo di visitatori nordamericani ed europei peggiora infine il quadro generale.

L’economia turca paga sostanzialmente l’assenza di fiducia tra gli stranieri: dai turisti agli investitori traspare infatti un unanime pessimismo sulla normalizzazione dell’area.

«La fiducia, come tutti sapete, è la prima aspettativa per un investitore» ha sottolineato il Primo Ministro Binali Yıldırım in un appello rivolto agli investitori internazionali riuniti a Istanbul per il nono Investment Advisory Council for Turkey. Per Yıldırım il Paese è “sicuro” sotto ogni punto di vista.

Eppure le parole rassicuranti del Primo Ministro difficilmente potranno invertire i problemi di natura economica che il Paese dovrà vivere nel prossimo futuro. La via verso la “normalizzazione” passerà per forza di cose dalla risoluzione dei tanti conflitti in seno alla società turca.

 

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