Angela Merkel in Mali per discutere di immigrazione e sicurezza

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Il 10 ottobre la cancelliera tedesca si è recata in visita ufficiale in Africa, ha fatto tappa in Mali per poi proseguire il viaggio verso il Niger e l’Etiopia. Nella capitale Bamako, Angela Merkel è stata accolta dal presidente Keita. Si tratta della prima visita di un cancelliere tedesco in Mali, un momento storico per il Paese che è ancora in cerca di una stabilità interna. Il motivo di questo breve tour in Africa riguarda la necessità di affrontare uno dei temi più pressanti per l’agenda europea: la riduzione dell’immigrazione, ma per il presidente maliano è stata anche l’opportunità di parlare di sviluppo economico e sicurezza.

Le discussioni politiche hanno tratto spunto dalla visione offerta da Gerd Müller, ministro dello sviluppo economico tedesco, che ha affermato che la pressione dei flussi migratori crescerà nei prossimi anni, se non verranno messe in piedi delle politiche di sviluppo per l’Africa. Dunque, sempre secondo Müller, le politiche di crescita non serviranno a bloccare, né tantomeno a ridurre, i flussi migratori nell’immediato, ma serviranno a contenere l’immigrazione in Europa in futuro. In tal senso, la decisione di visitare il Mali ed il Niger non è stata una scelta casuale, poiché proprio da questi due Paesi dell’Africa Occidentale passa gran parte del numero di migranti diretti verso le coste europee. Dunque, uno snodo nella rete delle migrazioni ed un punto nevralgico per i trafficanti di uomini che organizzano e gestiscono i  viaggi verso il Mediterraneo. Quindi, l’obiettivo di ridurre i flussi migratori nel presente è legato ad altre strategie, non quelle riferite al solo sviluppo economico del continente africano.

La tappa in Mali è stata molto significativa sia per l’accoglienza ricevuta dalla cancelliera, ma soprattutto per il peso che le truppe tedesche hanno all’interno della missione di pace delle Nazioni Unite in Mali. Infatti, sono ben 650 i caschi blu tedeschi che fanno parte del contingente della MINUSMA. La Merkel non ha usato mezzi termini, ha affermato che la Germania ha un forte interesse nella stabilizzazione del Mali, ed è impegnata anche nella missione europea di addestramento militare. L’obiettivo è dunque quello di sviluppare un maggior controllo dei territori, nella fattispecie si tratta di aumentare la presenza militare nel nord del Paese, in quelle aree dove ancora oggi il potere statale non riesce ad esercitare le necessarie attività di controllo. Una delle conseguenze di questa situazione, oltre al diffondersi della minaccia terroristica, riguarda la quasi totale mancanza di controllo delle frontiere e delle migrazioni tra Stati. L’obiettivo che si vuole perseguire riguarda la possibilità di creare opportunità di sviluppo in Africa, ma soprattutto stringere accordi coi governi africani per incentivarli ad un maggior monitoraggio delle frontiere. Per questo ultimo punto è quanto mai necessario avere degli interlocutori stabili con cui portare avanti un dialogo costante.

Il ruolo dei militari tedeschi, così come quello degli altri soldati europei presenti in Mali da tre anni, è quello di addestrare le truppe maliane. Nonostante ciò, le forze antigovernative attive nel nord riescono ancora a mettere in difficoltà le forze di sicurezza. Proprio lo scorso luglio, due gruppi terroristici (AQMI e Al-Mourabitoune), coordinati tra loro, sono riusciti ad occupare la base di Nampala, nella regione di Segou, facendo emergere tutte le criticità del sistema di sicurezza. Per questo motivo, la cancelliera tedesca ha precisato che senza il rispetto degli impegni in termini di sicurezza, non ci sarà la possibilità di proseguire con gli investimenti. Pertanto, la Germania chiede uno sforzo maggiore in tal senso, sia agli altri Stati Europei che alle organizzazioni regionali, nel tentativo di raggiungere un’unione di intenti.

Dunque, l’obiettivo primario dei nuovi accordi di collaborazione che verranno portati avanti tra Unione Europea e Paesi africani è quello di definire una politica migratoria e una delle peculiarità di questo approccio riguarda la possibilità di affidare una maggiore responsabilità ai Paesi in via di sviluppo, prevedendo anche la possibilità di sanzioni in caso di mancato rispetto dei vincoli. La Merkel ritiene sia necessario discutere con tutti gli attori coinvolti in questi argomenti, sia europei che africani, in modo tale da dare il via a quel processo che determinerà una maggiore stabilità e migliori condizioni di vita. Per questo motivo, in questi giorni, sono attesi a Berlino i capi di Stato del Chad e della Nigeria. Da parte tedesca vi è la forte volontà di aumentare l’impegno in termini di investimenti in Africa Occidentale, sia attraverso forme di assistenza tecnica che attraverso la fornitura di apparecchiature tedesche, in particolar modo strumenti di comunicazione utili per le attività di sicurezza e per il monitoraggio delle frontiere.

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