Somalia: la battaglia per Galkayo

0
586

Non accennano a placarsi le tensioni tra Puntland e Galmudug per la delimitazione delle rispettive sfere d’influenza nella città di Galkayo, nella Somalia centro-settentrionale. Il 6 ottobre, milizie riconducibili alle due parti si sono brevemente affrontate nel centro della città lasciando sul campo una decina di vittime; gli scontri si sono allargati al resto del centro abitato il 13 ottobre, registrando l’impiego di missili e contraerea; l’ultimo atto si è consumato il 20 ottobre, quando le forze del Galmudug hanno tentato una breve sortita contro le milizie del Puntland. Il bilancio provvisorio parla di decine di vittime tra militari e civili. A preoccupare è anche la fuga di 40mila residenti, che vanno ad aggiungersi alla già nutrita schiera degli sfollati interni nella Somalia centrale.

La divisione di Galkayo trae le sue origini da un accordo siglato nel 1993 tra il Generale Aidid e il Colonnello Yusuf. L’amministrazione duale del centro abitato è proseguita tra non poche tensioni nel corso degli anni, ma la nomina a presidente del Galmudug di Abdikarim Guled nell’estate 2015 e il tentativo di quest’ultimo di veder riconosciute le proprie prerogative di sovranità su quello che dovrebbe essere il capoluogo amministrativo dello stato regionale hanno posto le basi per il rapido deteriorarsi della situazione.

La miccia che ha innescato gli scontri degli ultimi giorni è stata il progetto dell’amministrazione puntina di costruire un nuovo centro di smercio del bestiame in un sobborgo della città lungo il confine con la parte sud. Le autorità del Galmudug hanno denunciato l’occupazione illegittima di uno spazio che apparterrebbe alla loro giurisdizione, ma soprattutto criticano la decisione di Garowe di impedire il transito di merci dalla sezione meridionale. La disputa sul controllo dei flussi di bestiame è a sua volta al centro di un dibattitto all’interno dell’amministrazione del Puntland: la regia del provvedimento sarebbe infatti attribuibile al Ministro per i Lavori Pubblici Mohamed Hirsi, mentre il Presidente Ali Gaas è parso più prudente sull’ipotesi di impedire l’accesso ai commercianti non puntini.

Gli attori internazionali coinvolti nel teatro somalo hanno assistito con trepidazione all’aggravarsi delle ostilità. Gli scontri non soltanto coinvolgono due formazioni teoricamente alleate contro la formazione islamista dell’Al Shabaab, ma minano le probabilità di successo delle procedure elettorali e pongono seri dubbi sulla tenuta futura delle istituzioni federali. Il Ministro degli Esteri etiopico si è speso personalmente per promuovere un compromesso tra le parti in lotta approfittando della visita diplomatica di Ali Gaas a Addis Abeba. Le preoccupazioni dell’Etiopia per le tensioni di Galkayo non sono legate solo ai destini del processo di pace in Somalia: milizie riconducibili al Galmudug sono state chiamate direttamente in causa pochi mesi fa in occasione di alcuni scontri armati con le unità paramilitari Lyuu che gestiscono le operazioni contro-insurrezionali nella provincia etiopica a maggioranza somala dell’Ogaden. In quell’occasione, il Presidente del Galmudug si recò a Giggiga per negoziare personalmente un accordo sulla delimitazione delle rispettive aree di sovranità con il Presidente dello Stato Regionale Somalo dietro mediazione di Ahmed Madobe, Presidente dell’amministrazione del Jubbaland. Il timore del governo etiopico è che le tensioni attuali possano ripercuotersi sul poroso confine ogadeno, aprendo un ulteriore fronte di conflitto nella parte orientale del Paese.

Nonostante le pressioni regionali e internazionali, l’ipotesi di raggiungere un cessate il fuoco sembra ancora lontana. Solo pochi giorni fa il Ministro per l’Ambiente del Puntland Abdullahi Warsame ha negato le voci di un accordo di pace negoziato dai capi clan della zona, accusando il Galmudug di aver rigettato una proposta in tal senso da parte di Garowe.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here