Addio alle armi per gli Emirati in Yemen

0
615

Il governo di Abu Dhabi ha deciso di ritirare alla fine di giugno il proprio contingente dalla missione multinazionale a guida saudita impegnata nel conflitto in Yemen, di fatto ammettendo la sconfitta militare e l’impossibilità di sostenere un credibile impegno militare.

A quindici mesi dall’ingresso delle prime unità emiratine sul suolo yemenita, quindi, il ministro degli esteri Anwer Gargash ha ufficialmente comunicato come la partecipazione degli Emirati al conflitto debba intendersi terminata, nonostante gli esisti del conflitto possano definirsi tutt’altro che favorevoli alla coalizione a guida saudita.

Nessun commento è seguito ufficialmente alla decisione di Abu Dhabi, né da parte saudita – con i quali il ritiro è stato certamente concordato – né da parte della Lega Araba.

Con oltre 80 morti e soprattutto con la consapevolezza di non poter ottenere alcun risultato significativo attraverso il solo impiego di mercenari ed armamenti sofisticati, l’addio degli Emirati Arabi Uniti al conflitto costituisce una palese dimostrazione di come e quanto l’intervento voluto da Riyadh nel paese non solo non abbia prodotto alcun risultato utile nel ristabilire il ruolo del presidente Hadi, ma abbia anzi scatenato una violenza di sempre più difficile gestione.

L’indiscriminata azione bellica condotta dalla coalizione a guida internazionale contro le popolazioni civili delle aree sotto controllo delle milizie Houthi ha generato un consolidamento della spinta motivazionale al conflitto, che ha sempre più spinto sulla difensiva le forze arabe, oggi di fatto trincerate su posizioni difensive.

La guerra in Yemen ha anche palesemente dimostrato ai paesi della regione coinvolti come il solo ricorso ad armamenti tecnologicamente sofisticati non sia sufficiente per la condotta di conflitti come quello in atto contro le milizie Houthi, portando drammaticamente alla ribalta la questione delle perdite.

80 militari caduti in combattimento costituiscono infatti un numero socialmente e politicamente insostenibile per gli Emirati, soprattutto in costanza del fallimentare risultato tattico ottenuto sul terreno. Un risultato che si cerca adesso di consegnare all’oblio attraverso una silenziosa uscita dal conflitto e una parvenza di continuità attraverso la disponibilità a trattenere in Yemen alcune unità speciali impegnate nelle operazioni anti-terrorismo a favore della coalizione.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here