In Algeria rischia di trionfare l’astensionismo

Le elezioni del 4 maggio prossimo rischiano di passare alla storia come quelle con la più bassa affluenza nella storia dell'Algeria

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Il prossimo 4 maggio gli elettori algerini si recheranno alle urne per eleggere il nuovo Parlamento, in una tornata elettorale che si presenta da tempo complessa per molte ragioni.

L’anziano Presidente Abdelaziz Bouteflika, il cui stato di salute è progressivamente deteriorato nel corso degli ultimi anni, rappresenta l’elemento caratterizzante di queste elezioni, dove una transizione generazionale attesa da tempo stenta a produrre i suoi effetti, consegnando il paese all’immobilismo e al rischio di crisi.

 

Il nemico delle elezioni è l’assenteismo

Agli elettori algerini, la propaganda di partito continua a ripetere che un voto all’eternamente dominante Fronte per la Liberazione Nazionale (FLN) rappresenta stabilità e continuità, promettendo ancora una volta sviluppo economico, occupazione e ordine.

Non diverso il messaggio del Raduno Nazionale per la Democrazia, alleato dell’FLN, che invita gli elettori ad una scelta consapevole e funzionale ai propri interessi, promettendo anch’esso stabilità e progresso economico.

La memoria della guerra civile è ancora viva tra gli algerini, che non dimenticano la spirale di violenza e la crisi in cui sprofondò il paese, dimostrando di conseguenza ben poco interesse per i partiti islamisti, che, a torto o a ragione, hanno alla fine pagato il prezzo di quel drammatico decennio.

In tal modo, ancora una volta, è altamente probabile che il Fronte per la Liberazione Nazionale si assicuri la vittoria delle prossime elezioni parlamentari, cristallizzando quell’equilibrio politico che di fatto accompagna il cammino dell’Algeria dal 1962.

Aleggia tuttavia sulle elezioni algerine uno spettro, che intimorisce non poco i vertici di tutte le formazioni politiche. Buona parte della popolazione, e soprattutto i più giovani, dichiarano ai sondaggi di non nutrire alcun interesse per la politica, di non avere fiducia nelle istituzioni e, conseguentemente, di non provare alcuna reale spinta per recarsi alle urne il prossimo 4 maggio.

Lo spirito dell’astensionismo è talmente diffuso, ormai, da aver convinto le principali forze politiche algerine ad investire denaro in campagne aggiuntive, mirate ad incentivare il voto e volte a scongiurare un fortemente temuto crollo nei numeri dei votanti.

Torna quindi ad aleggiare quello stesso spettro che nel 2012, nonostante le primavere arabe, la guerra in Libia e le rivolte in Tunisia ed Egitto, fece registrare un misero 43 percento di affluenza alle urne, dimostrando praticamente la disaffezione degli algerini per la politica.

Ciò che il FLN e i suoi alleati temono, tuttavia, è la possibilità che il risultato dell’affluenza possa essere anche peggiore il prossimo 4 maggio, di fatto definitivamente delegittimando il sistema politico ed istituzionale, e dimostrando come gli algerini auspichino una vera trasformazione e non già un nuovo maquillage.

Il 70% della popolazione algerina è demograficamente espresso da individui di età inferiore ai 30 anni, mediamente istruiti e informati, consapevoli delle grandi dinamiche internazionali e soprattutto di quelle nazionali, che considerano immutabili e dominate da élite poco propense alla transizione e al pluralismo.

Molti di questi giovani algerini hanno conosciuto solo la figura di Bouteflika alla guida del paese, senza mai assistere ad alcuna forma di alternanza, salvo quella mancata che determinò alla fine il sanguinoso decennio della guerre civile.

Questi stessi giovani non si riconoscono nella propaganda delle formazioni islamiste, ormai altamente screditate nel paese, e manifestano quindi silenziosamente il proprio dissenso attraverso l’apatia e la mancata partecipazione agli appuntamenti elettorali.

Più in generale, la gran parte di questi giovani appare di fatto rassegnata, auspicando solo progressi sul fronte dell’occupazione o progettando di lasciare il paese per cercare occupazione e benessere all’estero.

Per questa ragione, una campagna elettorale costruita ancora una volta sulla narrativa del rischio di instabilità regionale e sulla necessità di promuovere i valori della stabilità e della continuità garantita dai partiti tradizionali, non incontra in alcun modo l’interesse ed il sostegno delle fasce giovanili, che minacciano quest’anno di disertare in gran numero i seggi.

 

Le elezioni

12.591 candidati si sfideranno il prossimo 4 maggio per conquistare i 462 seggi dell’Assemblea Nazionale del Popolo, nelle prime elezioni post-riforma costituzionale dello scorso anno, che ha introdotto alcune importanti novità.

La riforma ha prima di tutto reintrodotto il limite del doppio mandato presidenziale – emendato nel 2008 per favorire la terza rielezione di Bouteflika – così come la presenza di un Primo Ministro, nominato dal Presidente tra i membri del partito che ottiene il maggior numero di voti in Parlamento.

È stata poi introdotta una commissione elettorale indipendente, sancendo al tempo stesso la libertà di stampa e di espressione, sebbene questi provvedimenti siano stati fortemente criticato soprattutto dagli esponenti della diaspora, che negano l’effettiva adozione di provvedimenti liberali in tema di espressione del pensiero politico.

Viene limitata invece la possibilità di concorrere per le più alte cariche dello Stato ai cittadini con una doppia cittadinanza, mentre viene invece riconosciuta come lingua ufficiale l’Amazigh, parlato dalla popolazione berbera.

Le riforme hanno incontrato un tiepido accoglimento da parte dell’opinione pubblica, che ritiene il sistema talmente incardinato sul ruolo di potere dei partiti dominanti, da non permettere alcuna reale innovazione sotto il profilo sostanziale.

Oltre alla disaffezione generale, costruita su anni di immobilismo e reale assenza di alternanza, gli elettori algerini sono anche disgustati dai continui scandali che interessano i vertici dei principali partiti e delle loro famiglie.

Anche quest’anno non sono mancati episodi di corruzione, come nel caso dell’arresto del figlio di Djamel Ould Abbas, segretario generale del FLN, che ha ammesso di aver ricevuto denaro da candidati interessati ad essere inseriti nelle liste elettorali del partito in cui milita il padre. Uno scandalo di proporzioni non trascurabili, che tuttavia si inserisce in un generale clima di disaffezione ed apatia, contribuendo solo ad aumentare le schiere di coloro che si asterranno dal voto.

Rischia di avere poco successo l’ingente campagna pubblicitaria dei partiti e dello stesso governo per invitare gli elettori al voto, ingenerando anzi l’impressione che attraverso l’astensionismo si possa in qualche modo squalificare e delegittimare la politica tradizionale, favorendo una vera trasformazione in direzione di un pluralismo ancora tutto da costruire in Algeria.

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