Elezioni primarie in Kenya, tra incertezze e violenza

L'8 agosto si terranno in Kenya le elezioni presidenziali, parlamentari e locali, precedute oggi dalle elezioni primarie per la scelta dei candidati. Che ancora una volta sfociano in violenza.

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Officials from the Independent Electoral and Boundaries Commission (IEBC) records finger prints of a man as they collect data from the electorate during the launch of the 2017 general elections voter registration exercise within Kibera slums in Kenya's capital Nairobi, January 16, 2017. REUTERS/Thomas Mukoya - RTSVQJV

Il comitato elettorale del Kenya ha fissato la data delle prossime elezioni presidenziali per martedì 8 agosto 2017, dichiarando ufficialmente aperta la campagna elettorale ed avviando la procedure per le elezioni primarie, iniziate il 13 di aprile.

Con le elezioni presidenziali, i cittadini del Kenya saranno chiamati anche a rinnovare 290 deputati su 404 del Parlamento (sia i membri del Senato che quelli membri dell’Assemblea Nazionale), i 40 governatori delle contee e i 1.450 rappresentanti locali, come stabilito dalla costituzione ogni cinque anni.

 

Gli sfidanti alle elezioni presidenziali

Le elezioni presidenziali si tengono secondo il criterio del doppio turno, in base al quale i candidati devono ottenere più del 50% dei voti per essere eletti al primo turno, e un minimo del 25% dei voti in nella maggioranza delle 24 contee.

Gli sfidanti alle prossime elezioni presidenziali saranno Uhuru Kenyatta, il presidente uscente e candidato del Jubilee Party, e Raila Odinga dell’Orange Democratic Movement.

Kenyatta, figlio del celebre Yomo – primo premier e poi presidente del Kenya indipendente nel 1964 –è stato eletto quarto presidente della repubblica nel 2013, come candidato dell’Alleanza Nazionale, che è parte del partito Jubilee. Già parlamentare dal 2001, Kenyatta è stato considerato il più vicino e stretto collaboratore dell’ex presidente Daniel Arap Moi, al quale deve la gran parte della sua crescita politica.

In occasione delle elezioni del 2007 è stato accusato dal Tribunale dell’Aia di crimini contro l’umanità, successivamente ai disordini e alle numerose vittime che si registrarono dopo il contestato voto che portò alla vittoria del Partito di Unità Nazionale. In quell’occasione Kenyatta rassegnò le dimissioni dalla carica di Ministro delle Finanze e ritirò la sua candidatura in favore della rielezione di Mwai Kibaki. Successivamente rinominato al dicastero delle Finanze, concorse e vinse con un esiguo margine al primo turno le elezioni del 2013.

Raila Odinga è stato primo ministro del Kenya dal 2008 al 2013, e candidato alle elezioni presidenziali del 1997 e del 2007, perdendo prima contro Daniel Arap Moi e poi contro Mwai Kibaki. Odinga è considerato un riformista e un innovatore, e si è guadagnato la sua fama di democratico e liberale durante il repressivo governo di Arap Moi, soprattutto come promotore della nuova costituzione del 2010.

Odinga gode di grande popolarità ed è conosciuto come un convinto attivista dei diritti umani e della democrazia, per i quali ha lottato a lungo, venendo anche imprigionato all’epoca della presidenza di Arap Moi.

 

Con le elezioni, torna la violenza

Con l’avvio della campagna elettorale e delle elezioni primarie, si è innescata anche una diffusa violenza in tutto il paese, generata soprattutto dalla conflittualità all’interno dei singoli partiti, dove si decidono in questa fase le candidature per le prossime elezioni.

La prima ondata di violenza ha interessato la fase delle candidature e del voto primario all’interno dell’Orange Democratic Movement, con scontri nelle città di Migori, Busisa e Ruaraka. Non meno complessa la situazione all’apertura dei seggi per il voto primario del partito Jubilee, dove i primi disordini si sono registrati per le candidature dei candidati ai governatorati delle contee.

I disordini sono in larga misura determinati dalle denunce di brogli e dalle rivalità tra esponenti locali, che spesso sfociano in disordini etnici e tribali, dando luogo a veri e propri scontri dove non di rado si registrano morti e feriti.

La necessità di gestire equilibri complessi e delicati sul territorio, quasi sempre impone alle direzioni di partito di intervenire solo blandamente nelle dispute – nonostante i regolamenti interni e le procedure scritte – lasciando quindi ai contendenti il più delle volte il compito di definire con la violenza le gerarchie che poi andranno a concorrere per le elezioni.

La diffusione dei social media ha alimentato enormemente le dimensioni del dibattito elettorale e pre-elettorale, contribuendo tuttavia ad incrementare anche quello delle tensioni e delle violenze, che trovano nei social media un potente strumento di diffusione delle istanze etniche, tribali e locali.

Le principali violenze registrate durante la fase delle elezioni primarie si sono svolte a Homa Bay, Naoiribi, Migori, Uasin Gishu e Kirinyaga, considerate già all’apertura dei seggi le principali “zone calde” del paese. Ad Homa Bay e Migori si sono svolti senza alcun dubbio i più cruenti disordini, mentre nella capitale la polizia è riuscita ad esercitare un discreto ruolo di prevenzione o gestione dei disordini, impedendo bilanci ben peggiori.

 

Il ruolo degli osservatori internazionali

Le accuse di brogli e manipolazione delle stazioni elettorali ha imposto quest’anno l’adozione di un sistema di auditing, commissionato dalle autorità alla KPMG.

La nota società internazionale di auditing ha dovuto dapprima lavorare alacremente per verificare l’identità e la veridicità degli elettori registrati – che hanno peraltro subito quest’anno un incremento del 40% rispetto alle precedenti elezioni – per un totale di quasi venti milioni di schede.

Il match dei dati anagrafici e censuari ha permesso alla KPMG di verificare la veridicità dell’identità dei votanti, limitando quindi il numero dei casi dubbi e contenendo le sempre presenti denunce di brogli.

Ciononostante, molti candidati e partiti di opposizione hanno denunciato la scarsa precisone dei dati censuari, di fatto contestando la capacità di verifica della KPMG e il contestuale tentativo dei partiti di governo di inserire tra i votanti candidati inesistenti, deceduti o semplicemente duplicati.

Ha partecipato alle verifiche sui votanti anche il National Democratic Institute di Washington DC, conducendo al tempo stesso una serie di ricerche sul campo sulle prossime elezioni e il comportamento degli elettori, lanciando a conclusione della propria missione un allarme in relazione alla percezione di un concreto rischio di dilagante violenza.

L’Unione Europea ha nel frattempo confermato l’impegno per l’invio di una missione di osservatori per le elezioni del prossimo agosto, iniziando la procedura di monitoraggio già in sede di votazioni primarie. L’Union Europea ha infine ufficialmente comunicato che la missione in Kenya non sarà affiancata da una Ruanda, dove si terranno le elezioni presidenziali il prossimo 4 agosto, per restrizioni sul budget che hanno imposto criteri di selezioni prioritari più stringenti.

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