La regionalizzazione del conflitto in Sud Sudan

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In un’intervista rilasciata a South Sudan News Agency il 5 marzo, un ex agente dell’intelligence ugandese ha accusato Il Cairo e Kampala di aver predisposto un piano di coordinamento delle rispettive politiche in Sud Sudan allo scopo di consolidare il regime di Salva Kiir e sabotare i piani di costruzione della Great Ethiopian Renaissance Dam (GERD) lungo il confine etiopico-sudanese. Secondo la fonte, infatti, l’Egitto starebbe fornendo armi e addestramento all’esercito sud sudanese in cambio della collaborazione di quest’ultimo in funzione anti-etiopica, il tutto con il benestare del governo ugandese. Non è la prima volta che l’Egitto viene accusato di interferire nel processo politico sud sudanese per spingere l’Etiopia ad un accomodamento sulla questione dello sfruttamento delle acque del Nilo, centro di gravità della politica egiziana nella regione: già tra la fine del 2016 e l’inizio del 2017 erano circolate delle agenzie che davano conto di un accordo segreto tra Salva Kiir, Museveni e Al Sisi per combattere i ribelli sud sudanesi in cambio della disponibilità di Juba a fornire sostegno logistico per eventuali operazioni contro la GERD.

Sebbene la fondatezza di queste congetture sia tutta da verificare, le dichiarazioni del presidente del Sudan Al Bashir e dei ribelli sud sudanesi del Sudanese People Liberation Movement-In Opposition (SPLM-IO) hanno contribuito a riaccendere i riflettori sui rischi che il conflitto civile in Sud Sudan possa sfociare in una guerra regionale, replicando una fattispecie già vista nel teatro congolese alcuni anni or sono. Al Bashir, infatti, ha esplicitamente puntato il dito contro Il Cairo per il presunto aiuto a movimenti ribelli sudanesi operanti in Sud Sudan, mentre il SPLM-IO ha accusato l’aviazione egiziana di aver compiuto dei bombardamenti contro le postazioni dell’opposizione nello stato regionale dell’Upper Nile. Gli addebiti sono stati respinti ufficialmente sia dal Cairo che dallo stesso governo sud sudanese, senza però placare le proteste del SPLM-IO.

Qualora confermato, un accordo del genere contribuirebbe ad acuire il senso di accerchiamento del governo etiopico, che negli ultimi mesi ha ripetutamente accusato l’Egitto e i suoi partner regionali – Eritrea in primis – di essere la regia oscura dietro le proteste che hanno attraversato gli stati regionali di Amhara e Oromia nel corso del 2016, inducendo Addis Abeba a dichiarare lo stato d’emergenza sul territorio nazionale. Il presunto attacco di un non meglio identificato gruppo armato contro la GERD all’inizio di marzo va d’altronde in questa direzione: in quell’occasione, infatti, il Ministero per l’Informazione etiopico aveva annunciato come l’esercito federale avesse sventato un tentativo di sabotaggio della diga, intercettando un commando di alcune decine di uomini nei pressi di Asosa, capoluogo del Benishangul. Anche in quel caso, il governo aveva individuato in Asmara l’eminenza grigia dell’operazione, provocando l’immediata smentita del governo eritreo.

I rapporti tra Etiopia e Sud Sudan in questo primo scorcio di 2017 sono stati caratterizzati da tensioni periodiche: a fine gennaio Addis Abeba non aveva esitato a convocare l’ambasciatore sud sudanese all’indomani delle prime voci di un accordo tra Juba e Il Cairo, ma le richieste di raffreddare i rapporti con l’Egitto erano state rispedite al mittente dal governo Kiir senza grandi giri di parole. L’incursione perpetrata nell’Etiopia sud occidentale il 14 marzo da un commando di uomini armati di etnia Murle provenienti dal Sud Sudan ha nuovamente messo in luce il rischio che la guerra civile a Juba si propaghi oltre confine, acuendo la crisi politica in Etiopia e aprendo nuovi fronti di conflitto in un’area già instabile come lo stato regionale del Gambella. Forse è anche per questo motivo che Salva Kiir e il primo ministro etiopico Dessalegn Hailemariam hanno convenuto per un maggior coordinamento delle rispettive politiche regionali e il rafforzamento del commercio bilaterale. La costruzione di una nuova arteria stradale finanziata dal governo etiopico per canalizzare il petrolio sud sudanese sul porto di Gibuti attraverso il territorio etiopico dovrebbe consentire ad Addis Abeba di aumentare il proprio peso negoziale nei confronti di Juba e impedire che l’economia sud sudanese ricada sotto l’esclusiva sfera d’influenza dell’Uganda, che tanto ha investito per consolidare l’egemonia dei propri capitali sul territorio del vicino.

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