Kılıçdaroğlu: la vittoria del Sì distruggerebbe la democrazia in Turchia

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Un’eventuale vittoria del fronte del Sì manderebbe in fumo l’impianto democratico della Turchia, un fatto che – secondo Kemal Kılıçdaroğlu – rappresenterebbe un grave dietro-front rispetto alla storia della repubblica fondata da Mustafa Kemal Atatürk nel 1923.

Kılıçdaroğlu, leader della principale forza d’opposizione, il Partito Repubblicano del Popolo (CHP), ha sottolineato durante un comizio nella città del Mar Nero di Ordu, come la scelta del No debba essere interpretata dagli elettori quale sinonimo di libertà. Secondo il leader secolarista «nessun Paese musulmano ha una democrazia sviluppata come in Turchia».

A meno di un mese dal voto referendario turco – che in caso vittoria del Sì trasformerebbe il Paese da una repubblica parlamentare a una presidenziale – il timore principale, condiviso dall’opposizione social-democratica turca e dalle cancellerie europee, è quello di veder la Turchia allontanarsi definitivamente da quei valori occidentali che storicamente collocano la repubblica (post) kemalista nella famiglia europeo-atlantica.

Kılıçdaroğlu gioca ogni carta per tirar voti verso il mulino anti-Erdoğan, compresa quella del nazionalismo intransigente che vede nello straniero il pericolo numero uno. Se per il governo di Ankara la narrativa politica vede negli europei il primo ostacolo allo sviluppo del Paese, il CHP di Kılıçdaroğlu individua nei tre milioni di siriani residenti in Turchia la minaccia principale. «Se dovesse vincere il Sì, come prima cosa [il governo] darà la cittadinanza ai siriani» ha rincarato il leader del CHP, dimostrando come la stessa opposizione secolarista, filoeuropea e socialdemocratica non abbia la forza e la capacità di rompere radicalmente da quella stessa cultura politica e lessico a cui si contrappone.

Infine, in giornata ci ha pensato nuovamente il Presidente Erdoğan a ricordare come la politica turca si allontani giorno dopo giorno da una dialettica politica conciliante con i propri partner apostrofando l’Unione Europea come “fascista” e “crudele”.

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