Somalia: il nuovo inizio del governo federale

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In data 2 marzo, il parlamento federale ha approvato la nomina di Hassan Ali Khaire a primo ministro della Somalia, confermando l’indicazione data il 23 febbraio dal neo-eletto presidente federale Mohamed Abdullahi Mohamed, detto Formaggio. Il nome di Khaire è stato fatto in ossequio alla prassi che vuole un bilanciamento alle più alte cariche dello stato tra i due principali raggruppamenti clanici in Somalia: gli Hawiye, a cui appartiene il nuovo primo ministro, e i Daarod, che già esprimono la presidenza nella persona di Mohamed Abdullahi Mohamed.

Il profilo di Khaire è in qualche modo indicativo di come il presidente federale abbia voluto evitare una netta rottura rispetto all’esecutivo uscente: il neo-primo ministro è un ex dirigente della compagnia Soma Oil and Gas, già titolare di una discussa concessione di esplorazione finita sotto la lente del UN Monitoring Group per presunte tangenti versate all’entourage dell’ex presidente Mohamud. Khaire potrà essere anche un anello di congiunzione tra il governo federale e la Gran Bretagna, alla luce degli stretti legami tra Soma Oil & Gas e alcuni alti esponenti e finanziatori del partito conservatore britannico.

L’assegnazione dello scranno di primo ministro ad un esperto di idrocarburi con una solida rete di contatti internazionali conferma l’importanza che il presidente federale Mohamed attribuisce alla questione delle rendite petrolifere. Il diritto ad assegnare concessioni d’esplorazione e le modalità di suddivisione dei relativi introiti sono stati due tra i principali motivi di frizione tra Mogadiscio e le amministrazioni regionali negli ultimi anni. Ristabilire il monopolio esclusivo del governo federale sui diritti di sfruttamento delle risorse energetiche del Paese consentirebbe a Mohamed Abdullahi Mohamed di portare avanti la sua agenda politica in maniera più indipendente da donatori internazionali e truppe AMISOM.

Mohamed, d’altronde, ha dato un immediato segnale della sua determinazione a ristabilire la sovranità di Mogadiscio sull’intero spazio territoriale somalo. Nella sua prima visita di stato all’estero, a Riyadh, il neo presidente ha chiesto la mediazione dell’Arabia Saudita per persuadere gli Emirati Arabi Uniti (UAE) a sospendere l’accordo stipulato a febbraio con il Somaliland, in virtù del quale gli UAE dovrebbero costruire una base militare a Berbera. L’opposizione di Mohamed è frutto della consapevolezza che la realizzazione di una siffatta infrastruttura avrebbe effetti dirompenti sulla causa del riconoscimento internazionale di Hargheisa, creando un precedente a cui potrebbero ispirarsi altre amministrazioni regionali. Per ora, però, le pressioni di Mogadiscio non hanno generato gli effetti sperati, anzi: il ministero degli esteri degli UAE ha richiamato il proprio ambasciatore in Somalia pochi giorni dopo, allo scopo di rimarcare il disappunto degli Emirati per l’iniziativa della presidenza somala. Il richiamo dell’ambasciatore conferma i rapporti non proprio idilliaci tra i due Paesi sin dall’ascesa di “Formaggio” allo scranno presidenziale. Dubai, tuttavia, può sempre contare sulla vicina base navale di Assab qualora l’accordo con il Somaliland dovesse dimostrarsi troppo oneroso da un punto di vista diplomatico.

Il consolidamento del nuovo assetto di governo a livello federale ha già prodotto alcuni effetti tangibili. Uno di questi è il superamento della situazione di stallo che si era venuta a creare, durante la campagna elettorale, in una delle amministrazioni regionali somale: il Galmudug. La crisi politica nel Galmudug era sorta quando il presidente regionale Husain Guled, stretto alleato del presidente federale uscente Sheikh Mohamud, aveva deciso di ingaggiare un braccio di ferro con il parlamento regionale sulla legittimità di un voto di sfiducia ai suoi danni, ricorrendo alle truppe federali della National Intelligence Somali Agency (NISA) per perorare la propria causa. Tre giorni dopo l’indicazione di Khaire come primo ministro, Guled ha infatti deciso di rassegnare le proprie dimissioni dalla carica “per motivi di salute”, dando campo libero all’elezione di un nuovo presidente. Il nome che uscirà dallo scrutinio parlamentare dovrà immediatamente confrontarsi con alcune questioni cruciali, come la soluzione del conflitto con il Puntland per la città di Galkayo e la disputa di confine con il Somali Regional State in Etiopia.

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