ONU: un approccio integrato per affrontare le sfide di Boko Haram

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Giovedì scorso una delegazione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite guidata da Francia, Senegal e Regno Unito ha cominciato una visita di cinque giorni nei Paesi del Bacino del Lago Chad impegnati in prima linea nel contrasto alle attività terroristiche del gruppo Boko Haram. Le autorità dei quattro Stati visitati dai 15 delegati dell’ONU hanno riportato i successi della Multinational Joint Task Force nella lotta all’organizzazione terroristica (da gennaio 2016 sono stati uccisi 828 terroristi e ne sono stati arrestati 615), sottolineando come il supporto della Comunità Internazionale sia ancora fortemente necessario nella regione. L’aiuto sollecitato è tanto di carattere militare, quanto socio-economico. Rispetto a quest’ultimo aspetto, quello che viene chiesto non sono soltanto interventi umanitari di stampo emergenziale, ma anche azioni di più lungo periodo, che affrontino le carenze infrastrutturali e del settore educativo dei Paesi della regione.

La promozione di un approccio olistico alla crisi che ha colpito il Bacino del Lago Chad appare quanto più urgente alla luce delle difficoltà economiche e sociali che attraversano gli Stati della regione. Le Nazioni Unite hanno stimato che in quest’area 10.7 milioni di persone abbiano bisogno di un aiuto di urgenza. Il 24 febbraio alla Conferenza sugli Aiuti Umanitari di Oslo 14 Paesi si sono impegnati a inviare 672 milioni di dollari nei prossimi tre anni a favore di Camerun, Niger, Nigeria e Chad. Integrare l’aiuto militare con delle misure che affrontino l’urgenza umanitaria e la sfida del sottosviluppo sembra essersi definitivamente affermato nelle discussioni della Comunità Internazionale sulla regione.

Ufficialmente la visita dei rappresentanti del Consiglio di Sicurezza, prima nel suo genere nell’area, ambiva a puntare i riflettori su una crisi dimenticata e a mobilitare la comunità dei donors. Benché la guerra contro Boko Haram abbia causato la morte di 20.000 persone e provocato 2.6 milioni di rifugiati, nel 2016 appena il 50% degli impegni umanitari presi a favore della regione sono stati rispettati. E’ in ogni caso fondamentale ricordare la necessità di monitorare la gestione degli aiuti che verranno disposti a favore della regione, per evitare dispersioni e deturnamenti.

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