Aerei turchi contro postazioni PKK

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Più di dieci ripari, per lo più grotte, sono stati bombardati nella notte da jet turchi in un’operazione contro il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), l’organizzazione armata fuorilegge che dalla rottura del cessate-il-fuoco nel 2015 ha intensificato i combattimenti contro Ankara. I rifugi bersagliati, al confine tra Turchia e Kurdistan Iracheno – secondo le autorità turche – sarebbero stati usati dai combattenti curdi come basi e nascondigli in quel montagnoso confine che fin dalle origini del conflitto negli anni Ottanta si contraddistingue come piattaforma per le operazioni del PKK.

Le grotte, più di una decina, potrebbero esser state utilizzate come depositi d’armi dal momento che le stesse Forze Armate Turche (TSK) non hanno al momento dichiarato eventuali perdite umane tra i guerriglieri del PKK. La regione sud-orientale turca di Hakkari e la confinante kurdo-irachena di Zap sono il corridoio naturale dal quale transitano uomini, armi e rifornimenti a sostegno della guerriglia curda. La regione di Zap è stata già teatro nella giornata di ieri di due operazioni dell’aviazione turca che hanno determinato l’uccisione di 34 militanti del PKK, secondo quanto dichiarato dalle autorità di Ankara.

Dalla scorsa estate il fuoco turco si è intensificato contro le postazioni del PKK varcando sovente i confini della Turchia.  L’esercito turco che conta uomini e mezzi sia in Siria che in in Iraq deve fare i conti con i diversi fronti aperti e le epurazioni che hanno allontanato migliaia di militari, una complicata situazione che si riflette nella fragile sicurezza dell’Anatolia sud-orientale.

Il conflitto tra Ankara e PKK che in tre decenni ha causato più di 40.000 vittime non sembra al momento trovare né una soluzione politica né una militare.

 

 

 

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