ISIS Walayat Khorasan

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Nel 2015, lo Stato Islamico annunciò l’istituzione di un franchising in Afghanistan, con l’obiettivo di realizzare l’emirato islamico del Khorasan. L’ex-leader del Tehrik-e-Taliban Pakistan (TTP), Hafez Saeed Khan, fu nominato governatore del gruppo affiliato, che prese il nome di ISIS Wilayat Khorasan, dall’antico nome della provincia più orientale dell’Impero persiano, che si estende oggi dal nord-est dell’Iran al subcontinente indiano, passando per Afghanistan, Pakistan, Uzbekistan, Turkmenistan e Tajikistan.

L’esistenza di cellule jihadiste in Afghanistan era circoscritta esclusivamente alle regioni montuose della provincia orientale di Nangarhar, nel distretto di Haska Mina. Da qui e per mesi, lo Stato islamico ha diffuso messaggi di propaganda in diverse lingue attraverso la radio Seda-i-Khilafat, poi distrutta da un drone americano, facendo leva sulla componente salafita in contrapposizione ai talebani e reclutando giovani fuoriusciti dalle file dal gruppo a causa di dispute interne al movimento terroristico. Sebbene i Talebani conducano una guerra di indipendenza contro l’occupazione straniera a differenza delle mire espansionistiche globali di DAESH, non mancano gli scontri armati tra talebani e milizie jihadiste per il controllo del territorio che consentirebbe di trovare nuovi fondi per finanziare l’organizzazione terroristica, anche attraverso l’innesto di movimenti che, apparentemente decapitati, hanno la capacità di rigenerarsi. Tuttavia, non è escluso che tali gruppi possano anche prendere accordi con il Governo.

In questa direzione, il Presidente sta mediando un compromesso con i talebani, nonostante una parte del gruppo sembrerebbe meno disponibile a raggiungere un accordo al fine di arrestare la crescente presenza dell’Isis nel Paese. L’opzione di considerare i Talebani alleati indiretti potrebbe essere l’unica strada percorribile per impedire che l’Afghanistan venga politicamente e militarmente abbandonato dalla comunità internazionale concentrata sulla Siria e l’Iraq. Se l’alternativa, infatti, è il conflitto anche identitario tra talebani, sarebbe solo lo Stato Islamico a trarne vantaggio.

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