Egitto infrange embargo saudita contro Hezbollah. L’obiettivo è convergere con Teheran

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Hasan Nasrallah, Segretario Generale di Hezbollah (©'alaqat i'lamiyya li-hizbillah)

Le autorità egiziane hanno rotto l’embargo posto dai Paesi del Golfo nei confronti di Hezbollah. L’ultimo dei «messaggi amichevoli» indirizzati dal Cairo al movimento libanese è giunto attraverso una personalità politica, vicina a Hezbollah, che recentemente ha visitato il Cairo. La notizia è stata riportata venerdì 17 febbraio dal quotidiano libanese al-Diyar, il quale ha affermato di avere ottenuto l’indiscrezione attraverso fonti diplomatiche presenti a Beirut.

Secondo quanto riportato da al-Diyar, tale personalità politica, di cui non è stato fornito il nome, sarebbe stata fermata all’aeroporto del Cairo per un incontro di alto livello con alcuni funzionari della sicurezza egiziana. Dopo un momento di iniziale titubanza, nel timore di possibili ripercussioni dovute alla sua vicinanza a Hezbollah, la personalità in questione avrebbe ottenuto la garanzia che si sarebbe trattato di un incontro cordiale e che non vi era alcuna intenzione di intraprendere azioni negative nei suoi confronti. Al contrario, sarebbe stata un’occasione per «recapitare un messaggio» alla guida di Hezbollah in Libano.

E infatti, secondo le indiscrezioni, durante l’incontro a sorpresa con i funzionari del Cairo, questi avrebbero ribadito che l’Egitto sta combattendo contro i gruppi takfiristi «nella stessa trincea» assieme a Hezbollah, condividendo con questo il punto di vista sulla guerra in Siria. Le cause in comune tra Egitto e Hezbollah sono infatti maggiori di quelle che li dividono. Le autorità egiziane avrebbero fatto cenno all’asprezza dei rapporti con l’Arabia saudita e alla volontà di convergere maggiormente con l’Iran.

Stando a quanto avrebbero affermato gli egiziani, l’«incontro amichevole» sarà seguito da passi concreti verso un rafforzamento dei legami tra il Cairo e il movimento libanese, portando così a un salto di qualità nelle relazioni bilaterali entro la fine di marzo. Tale salto di qualità sarà confermato da trattative di altissimo livello per discutere di una serie di questioni in sospeso, prima fra tutte il ripristino delle trasmissioni di al-Manar sul satellite egiziano NileSat. Si tratta di un punto dirimente e rappresenterà un efficace indicatore di un eventuale avanzamento nei rapporti tra Hezbollah e il Cairo o del loro stallo.

L’emittente satellitare vicina a Hezbollah era stata infatti estromessa dalle trasmissioni dell’operatore statale egiziano nell’aprile del 2016, il giorno prima della visita del re saudita al Cairo. L’estromissione faceva seguito a forti pressioni saudite e seguiva un analogo provvedimento preso da Riyad nel dicembre 2015 con l’interruzione delle trasmissioni di al-Manar e al-Mayadin su Arabsat. A questo proposito, nel dicembre 2016 un tribunale libanese aveva condannato Arabsat per aver annullato il contratto di trasmissione senza preavviso.

Per quanto riguarda i rapporti tra Il Cairo e Hezbollah, un eventuale miglioramento nelle relazioni sarà, a sua volta, una valida conferma del processo di riposizionamento egiziano sul piano regionale. Nello specifico, il riposizionamento del Cairo che punta a una maggiore convergenza con Teheran deve necessariamente passare anche da una normalizzazione dei rapporti con Hezbollah, alleato di ferro dell’Iran nel contesto arabo. Un tale scenario si presenta in linea con gli avvenimenti degli ultimi mesi, durante i quali si è assistito ad alcuni sviluppi degni di nota: i contatti sulla sicurezza tra il Cairo e Damasco; la visita del ministro degli Esteri egiziano, Samih Shukri, ad Amman; la sempre più concreta idea di adottare “il canale egiziano” come mediatore arabo con l’Iran sulla crisi siriana.

In questo contesto si inserisce anche la volontà egiziana di riconsiderare la questione della rappresentanza siriana durante il prossimo vertice della Lega araba. Per l’Egitto sarà anche l’occasione per ottenere l’approvazione a istituire canali di contatto ufficiali con l’Iran a nome della Lega araba. Finora, infatti, aveva prevalso la strategia saudita e degli altri Paesi del Golfo di utilizzare il Kuwait come unico canale ufficiale.

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