Samih Shukri e la via egiziana alla soluzione politica della crisi libica

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Il ministro degli Esteri egiziano Samih Shukri (© Reuters)

Nella giornata di sabato 21 gennaio, il ministro degli Esteri egiziano Samih Shukri ha dichiarato che l’Egitto sta lavorando per il raggiungimento di una soluzione politica in Libia. Le dichiarazioni del ministro giungono dopo una serie di incontri ad alto livello con funzionari libici appartenenti alle diverse organizzazione in lotta per il potere. Shukri ha aggiunto che l’Egitto «lavora per preservare le legittime istituzioni libiche».

Il ministro ha affermato che il gruppo di Paesi confinanti con la Libia (Tunisia, Algeria, Niger ed Egitto) si è impegnato ad aumentare il coordinamento tra le rispettive capitali. Secondo Shukri, l’accordo di Sakhirat, che nel 2015 aveva sancito l’accordo per il governo di riconciliazione nazionale, continua a rappresentare la soluzione ottimale per la Libia, poiché garantisce la partecipazione effettiva di tutte le parti libiche al difficile processo di soluzione la crisi. Il prossimo incontro tra i quattro Paesi sarà ospitato in Algeria.

Samih Shukri, durante l’incontro tenuto al Cairo tra i ministri degli esteri dei Paesi confinanti con la Libia, ha affermato che «l’obiettivo delle visite è ricercare la possibilità di un terreno comune e posizioni di compromesso che consentano di superare l’attuale congiuntura della crisi libica». Alla presenza dei suoi omologhi di Algeria, Tunisia, Libia e Niger e dell’inviato speciale delle Nazioni unite Martin Kobler, Shukri ha ribadito «il categorico rifiuto di ogni forma di interferenza straniera negli affari libici».

Negli ultimi tempi l’Egitto aveva ricevuto anche i rappresentanti delle tre maggiori entità politiche presenti in Libia: Fayaz al-Sarraj, presidente del governo di riconciliazione nazionale, che gode del sostegno dalla comunità internazionale; ‘Aqila Salih ‘Isa, presidente del parlamento di Tobruq, che sostiene il governo costituito nell’est del Paese, e il generale Khalifa Haftar, a capo dell’Esercito nazionale libico nella porzione orientale della Libia.

Il ministro degli Esteri egiziano ha considerato che «nonostante i successi contro il terrorismo raggiunti nell’ultimo periodo a Bengasi, Sirte e in altre zone della Libia, il problema del terrorismo potrà essere estirpato in maniera definitiva solo attraverso una ricomposizione politica».

E proprio per quanto riguarda la lotta al terrorismo, nella giornata di giovedì 26 gennaio l’Esercito nazionale libico ha annunciato la conquista dell’ultima sacca jihadista nella città di Bengasi, liberando 61 detenuti dalle milizie di Ansar al-Shari‘a, tra cui un esponente della precedente Jamahiriyya, il generale Thuali Ishtiwi al-Qaddafi. La completa liberazione di Bengasi consente al generale Haftar di controllare l’intera costa libica orientale, dal confine egiziano fino al porto petrolifero di Sidra, nei pressi di Sirte.

Nello stesso giorno in cui si è completata la riconquista di Bengasi da parte dell’Esercito di Haftar, le autorità di Tripoli hanno reso noti i nomi degli attentatori che, la notte del 20 gennaio, avevano fatto detonare un’autobomba nei pressi dell’Ambasciata italiana a Tripoli. Secondo le ricostruzioni delle Forze speciali di deterrenza sarebbero tre gli uomini coinvolti nell’esplosione dell’autobomba, tra cui Omar Qabut. Quest’ultimo sarebbe un alto ufficiale dell’operazione Dignità nella Libia occidentale, riconducibile al generale Haftar.

La Libia sta subendo una lacerante situazione di caos dovuta al conflitto tra le varie fazioni combattenti e tribali che imperversa dalla caduta di Gheddafi nel 2011. L’autorità nel Paese libico è contesa da due governi: il governo di riconciliazione nazionale, con sede a Tripoli, che ha trovato supporto nella comunità internazionale e il governo rivale che controlla la Libia orientale, sostenuto dal parlamento eletto, con sede a Tobruq. Parlamento che sostiene l’Esercito libico guidato da Haftar e che ha ottenuto il sostegno di alcuni Paesi arabi, tra cui Egitto, Emirati arabi uniti e Giordania.

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