India e Pakistan: la contesa sul fiume Indo

0
735

Negli ultimi mesi del 2016 si è assistito a una crescente e pericolosa escalation militare in Kashmir, la regione a nord-ovest del subcontinente indiano, scenario di una delle crisi storiche dell’Asia meridionale. Motivo di tensione è la Linea di controllo che divide la regione a est in Jammu & Kashmir, sotto la sovranità indiana, e a ovest in una porzione territoriale del Kashmir assegnata al controllo pakistano. I toni si sono recentemente riaccesi a causa, prima, della morte di Burhan Muzaffar Wani, leader del gruppo separatista Hizbul Mujahideen, vittima di scontri con le forze militari indiane e, recentemente, a causa del test nucleare condotto dal Pakistan nell’Oceano Indiano, che rischia di ridurre le relazioni indo-pakistane al minimo storico.

La crisi tra India e Pakistan sembra però essersi spostata dal Kashmir al fiume Indo, mettendo in discussione un trattato siglato nel 1960. In seguito all’intervento di mediazione della Banca Mondiale, infatti, l’Indus Waters Treaty regolò l’accesso al fiume e la distribuzione delle acque tra i due Paesi. In base all’accordo, fu stabilito che il controllo dei fiumi Chenab, Indo e Jhelum fossero assegnati al Pakistan e il Beas, Ravi e Sutley all’India. I tre bacini del Pakistan, però, scorrono prima sul territorio indiano, limitando lo sfruttamento delle acque utilizzate per l’agricoltura o progetti idroelettrici, ad esclusione della realizzazione di dighe, secondo quanto stabilito dall’esecutivo di Nuova Delhi. La contesa sul fiume Indo ha riacceso i toni tra India e Pakistan. Il premier indiano Narendra Modi ha minacciato di tagliare i rifornimenti idrici al Pakistan, dichiarando che: «Sangue e acqua non possono scorrere insieme», ma la reazione del governo pakistano non si è fatta attendere, annunciando un ricorso all’Onu e alla Corte internazionale di Giustizia e avvertendo l’India che un eventuale sospensione del trattato potrebbe essere interpretata dal governo di Islamabad come una dichiarazione di guerra.

Alla luce di quanto detto, la Banca Mondiale ha nominato un inviato la cui decisione sulla questione costituirà parere vincolante per entrambi i paesi, ponendo fine alla contesa. Escludere questa opzione potrebbe tradursi, infatti, in una nuova controversia indo-pakistana, più grave e complessa della questione del Kashmir, perché bloccare i corsi d’acqua al Pakistan significherebbe mettere a dura prova la sopravvivenza della nazione.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here