I retroscena delle contrattazioni in vista di Astana

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Proseguono le contrattazioni in vista dei colloqui di pace di Astana che, salvo imprevisti, dovrebbero svolgersi entro la fine di gennaio. Il processo di pace è un’iniziativa di Mosca per condurre a una soluzione politica definitiva della crisi siriana. Per garantire il successo dell’operazione il Cremlino ha sin da subito coinvolto, oltre all’Iran, la Turchia in qualità di mediatore con i svariati gruppi armati di opposizione presenti in Siria. In queste ultime fasi preparatorie degli incontri di Astana è proprio la Turchia il protagonista principale cui grava il compito di coinvolgere e garantire per tutti coloro che andranno a comporre la delegazione degli oppositori siriani. L’obiettivo di Mosca è aggirare gli ormai impotenti Paesi europei ed escludere le monarchie del Golfo. La partecipazione degli Stati uniti resta in bilico tra l’incertezza sugli effettivi intenti di Washington e l’espressa volontà di esclusione annunciata da Teheran. La Siria, da parte sua sembra aver delegato in toto a Mosca e Teheran la sua contrattazione. O almeno così si evince dalle dichiarazioni ufficiali.

 

LA TURCHIA E LA DELEGAZIONE DEGLI OPPOSITORI

Muhammad ‘Allush, capo della delegazione dell’opposizione siriana ad Astana, ha dichiarato che «il nostro obiettivo nella conferenza è la stabilizzazione del cessate-il-fuoco in Siria». Un obiettivo che coincide con le priorità degli organizzatori a Mosca, nonché del governo di Damasco. ‘Allush, rappresentante del gruppo Jaysh al-Islam, una delle più importanti fazioni armate, ha definito l’evento come «la battaglia politica più importante» e ha fatto riferimento all’esclusione di alcuni gruppi, affermando che «anche coloro i quali hanno inizialmente dichiarato che non avrebbero partecipato sono infine entrati nella delegazione». ‘Allush ha aggiunto che «una sola fazione, Ahrar al-Sham, potrebbe non partecipare, ma se ciò accadesse, dovrà necessariamente adeguarsi ai risultati che verranno fuori dai negoziati di Astana e, soprattutto, alla stabilizzazione del cessate-il-fuoco».

Ma la Turchia potrebbe essere condizionata dalla sua delegazione ad Astana, sempre che tutte le contraddizioni non esplodano prima, nella fase preparatoria. I nove gruppi armati presenti in Siria che hanno deciso di partecipare all’incontro sono stati messi alle strette da Ankara. Sotto la forte pressione di Hakan Fidan, capo dell’apparato di intelligence turco, nonché custode dei segreti di Recep Tayyip Erdogan, la Turchia ha accettato le richieste saudite di indicare in Muhammad ‘Allush, l’esponente di Jaysh al-Islam, il capo della delegazione degli oppositori.

Ankara ha utilizzato numerose esche verbali nei confronti di gruppi jihadisti, come Ahrar al-Sham e Jaysh al-Mujahidin. Una di queste esche è stata la dichiarazione del presidente turco secondo la quale la Turchia non aveva cambiato la propria posizione nei confronti del regime siriano, restando implicitamente irremovibile rispetto al principio “al-Asad deve andarsene”. Ankara ha dovuto convincere gli stessi gruppi che l’incontro di Astana servisse solo a raggiungere il cessate il fuoco e a stabilizzare la tregua, tanto che il ministro degli Esteri turco è arrivato a definire quella di Astana «una riunione tecnica».

Tuttavia i cinque gruppi che hanno rifiutato la partecipazione reputavano l’incontro come un preambolo a una soluzione politica dai tratti poco chiari. Secondo Ahmad Qara Ali, portavoce di Ahrar al-Sham, il più importante tra i gruppi che avevano rifiutato di partecipare, sarebbe stato necessario stare in guardia dalla conferenza di Astana poiché punta a contrastare al-Nusra, sigla con la quale tali gruppi si sono alleati o con la quale combattono fianco a fianco nelle aree di cui condividono il controllo.

Ciò che ha affermato Usama Abu Zayd, esponente dell’Esercito libero siriano, a proposito della mancanza di differenze tra i vari gruppi, sarebbe stato un tentativo di suggerire che la Turchia non sta cercando di formare un tavolo di opposizione in parallelo, o in alternativa, al tavolo di trattativa emerso dalla Conferenza di Riyad. Egli ha inoltre rassicurato gli altri gruppi che l’incontro di Astana è esclusivamente finalizzato alla stabilizzazione della tregua e del cessate il fuoco. Anche in questo caso si tratterebbe di un tentativo di persuadere i gruppi armati che Ankara possa eludere l’impegno assunto con Mosca di distinguere al-Nusra dagli altri gruppi.

In questo contesto, le dichiarazioni turche e quelle dei leader dei gruppi armati che parteciperanno all’incontro si sono conformate su un punto: l’incontro di Astana dovrà essere finalizzato esclusivamente alla stabilizzazione della tregua e rappresentare un test per mettere alla prova Mosca e la sua capacità di prendere le distanze da Iran e Siria. Tale convinzione, forte nei gruppi di opposizione, deriva da un’ipotetica indiscrezione secondo la quale la Russia avrebbe fatto delle concessioni alla Turchia per compensare la perdita di Aleppo.

 

DIVERGENZE DI INTERESSI TRA ANKARA E RIYAD

A tal proposito il ministro degli Esteri saudita, ‘Adil al-Jubayr, è riapparso sulla scena dopo un lungo silenzio sulla questione. Tuttavia, al di là della presunta unità di intenti, tale solo in superficie, gli obiettivi sauditi e quelli turchi si sono ormai diversificati. La scommessa di Riyad, in Siria, verte sul baratto tra al-Nusra e Hizbullah. È evidente la volontà saudita di colpire l’Iran e quella che lo stesso al-Jubayr ha definito «l’influenza iraniana nelle faccende degli arabi». Riyad, ormai da troppo tempo impantanata nella guerra in Yemen, da lei voluta e da lei scatenata, punta così a ottenere mano libera sulle faccende yemenite in cambio della Siria.

La Turchia scommette invece su ciò cui ha aspirato, sin dall’inizio, attraverso un’alleanza «contro il terrorismo» assieme a Mosca e Teheran: la lotta contro le Unità di protezione popolare curde (YPG). Tale è l’interpretazione turca di “terrorismo” e costituisce la precondizione per aprire la strada al tentativo di risolvere il capitolo al-Nusra. Va inoltre considerato che, così come dichiarato dal ministro della Difesa turco, l’esercito di Ankara è stato sottoposto a una vera e propria guerra di logoramento nella strenua battaglia di al-Bab. Quest’ultima sarà una delle principali doti turche sul tavolo delle trattative. In che misura Ankara vedrà riconosciuti o compensati i propri sforzi bellici è tutto da vedere.

 

SIRIA

Il presidente siriano Bashar al-Asad ha affermato di non poter fare previsioni su come si concluderanno i colloqui di Astana, ma si augura che la conferenza possa costituire «una piattaforma di trattativa tra le parti siriane». In un’intervista trasmessa venerdì 20 gennaio dalla giapponese TBS, il presidente siriano ha ribadito che le priorità di Damasco saranno «il raggiungimento del cessate il fuoco e la ricezione degli aiuti». Nell’intervista all’emittente giapponese, il presidente siriano ha chiarito che gli incontri includeranno trattative con quei gruppi armati che hanno rinunciato all’uso delle armi e ottenuto l’amnistia. In tal modo saranno contemplati all’interno della riconciliazione nazionale. Dimostrando un forte grado di incertezza sullo svolgimento e sui risultati delle trattative, al-Asad ha confessato che non è ancora chiaro se la conferenza di Astana affronterà ogni questione politica, poiché non è ancora chiaro chi vi prenderà parte.

Nel corso dell’intervista, al-Asad ha inoltre affrontato il tema del nuovo presidente degli Stati uniti, esprimendo la speranza che l’amministrazione statunitense sia «sincera nel formare una coalizione vera ed effettiva per combattere il terrorismo nella regione, compreso il terrorismo in Siria». «Se dovessimo scegliere il lato migliore nei discorsi di Donald Trump tenuti durante la campagna elettorale – ha proseguito al-Asad – dovrei dire che coincide con la nostra priorità attuale, ossia la lotta al terrorismo.» Tuttavia, il presidente siriano ha aggiunto che «anche molti mezzi di comunicazione, statunitensi e non, hanno espresso l’impossibilità di prevedere le politiche di Trump». Il motivo di tale incertezza è uno: «Non si ha una conoscenza completa della sua visione delle cose».

Il presidente siriano non è entrato nel merito delle contrattazioni che stanno precedendo Astana. Ci aveva già pensato il suo viceministro degli Esteri, Faysal al-Maqdad, con toni e argomenti più pressanti, in un’intervista rilasciata il 18 gennaio alla panaraba al-Mayadin. Al-Maqdad ha dichiarato che la partecipazione di Qatar e Arabia saudita ai colloqui di pace di Astana sarebbe possibile solo se i due paesi del Golfo interrompessero il loro sostegno ai gruppi terroristici presenti in Siria. Confidando nella sincerità della nuova amministrazione Trump, riguardo una positiva cooperazione per una soluzione politica della crisi siriana, il viceministro ha aggiunto che gli Stati uniti devono impegnarsi per bloccare il sostegno a gruppi come Jabhat al-Nusra e sanzionarne i finanziatori.

Dunque, secondo al-Maqdad, gli Stati uniti dovrebbero sanzionare tutti coloro che finanziano e armano i gruppi terroristici, nello specifico il Qatar e l’Arabia saudita, che non potranno avere alcun ruolo nelle trattative di Astana, proprio in ragione del loro supporto ai gruppi armati che agiscono in Siria. Il viceministro siriano ha ribadito che sarà possibile discutere seriamente della loro partecipazione solo dopo che i due Paesi del Golfo avranno interrotto tale sostegno.

Al-Maqdad si era espresso anche riguardo Washington e la sua partecipazione agli incontri di Astana, affermando che alle trattative potrà partecipare chiunque intenda contribuire fattivamente a risolvere la situazione di crisi, a patto però che gli Stati uniti rispettino i principi di sovranità e integrità territoriale della Siria, contrastino il terrorismo ed eliminino l’embargo. Secondo l’esponente siriano, Washington non dovrebbe solamente prevenire il supporto ai gruppi armati che operano in Siria, ma dovrebbe anche esercitare la giusta pressione sulla Turchia affinché quest’ultima si impegni a contrastare il passaggio dei combattenti attraverso il lungo confine turco-siriano.

 

LA STRATEGIA RUSSA

La Russia, da parte sua, parla di Astana come di un «passo importante per costruire la fiducia». Il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha chiarito che «la stabilizzazione della tregua è uno degli obiettivi sponsorizzati da Russia, Turchia e Iran». La costruzione della fiducia, sempre secondo Lavrov, «consentirà ai combattenti sul terreno di partecipare alla soluzione politica». Nell’ottica russa tale questione è strettamente collegata alla soluzione del problema al-Nusra, premessa fondamentale dalla quale Mosca ha costantemente avviato tutte le conferenze, gli incontri e le trattative con gli Stati ostili a Damasco.

La speranza di Mosca è probabilmente finalizzata alla formazione di un consiglio militare tra alcuni dei gruppi armati. Tale raggruppamento in una prima fase dovrebbe, da una parte, combattere Da‘ish e, dall’altra, isolare al-Nusra. Secondo alcune indiscrezioni, questa sarebbe l’idea circolata ad Ankara nelle trattative tra Mosca e i gruppi armati. Lavrov ha inoltre affermato che la «costruzione della fiducia» è un argomento inseparabile dalla ricerca di una soluzione politica. Il capo della diplomazia russa ha infatti sottolineato come «ciò che è mancato nei negoziati siriani è una leadership civile», facendo un esplicito riferimento alla «cosiddetta» Autorità suprema per i negoziati (al-Hay’a al-‘Ulya lil-Mufawadat).

Lavrov ha infine accusato l’Occidente di aver sfruttato al-Nusra e Da‘ish per combattere il regime siriano, evidenziando come i rappresentanti dell’esercito di Damasco e i rappresentanti dell’opposizione siano riusciti a trovare un accordo, contro la stessa volontà dell’Autorità suprema per i negoziati che ha agito per far barcollare la tregua.

Nel mentre, le Nazioni unite hanno dichiarato che l’inviato speciale del palazzo di vetro Staffan de Mistura sarà presente ai colloqui di Astana solo dopo che avrà ricevuto l’invito. Mikhail Bogdanov, viceministro degli Esteri russo, ha risposto che gli inviti alla conferenza di Astana non sono ancora stati spediti, aggiungendo che la delegazione dell’opposizione armata comprenderà 14 sigle. Bogdanov ha inoltre detto che la lista dei partecipanti alla conferenza è destinata ad ampliarsi. Per quanto riguarda la partecipazione degli Stati uniti, il rappresentante russo ha dichiarato che Washington non si è ancora pronunciata sulla propria presenza agli incontri.

 

Le trattative e i negoziati che hanno preceduto i colloqui di Astana si sono dunque fermati davanti alla barriera posta da Russia, Iran e Siria, la cui essenza riguarda la formazione del nucleo di delegazione che parteciperà ai negoziati, rappresentativo dei gruppi armati che hanno la volontà e la possibilità di distinguersi e separarsi da al-Nusra. In definitiva, tale contesto lascia facilmente intuire che le prossime trattative di Ginevra non saranno, come in passato, tra la delegazione del governo siriano e la Conferenza di Riyad, ma tra interlocutori maggiormente rappresentativi delle reali parti in campo. Allo stesso tempo, il peso dei Paesi occidentali e delle Nazioni unite si conferma essere sempre più ininfluente, anche in ragione dell’assenza degli Stati uniti, i quali, per espressa volontà dell’Iran, molto probabilmente non parteciperanno ad Astana.

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