La protesta della comunità anglofona camerunense

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Il 2016 si è chiuso in Camerun con uno sciopero massiccio degli insegnanti e degli avvocati anglofoni. Il 2017 si è aperto nel Paese con la continuazione dello sciopero e la scesa in campo delle organizzazioni della società civile, che in queste prime settimane di gennaio hanno organizzato ghost town in diverse località nell’ovest del Paese. Scuole e negozi chiusi, strade deserte. La causa che mobilita la comunità anglofona camerunense è la denuncia di un mancato riconoscimento e di una marginalizzazione culturale e politica da parte del regime francofono di Byia. Una protesta che nasce su questioni molto specifiche – la nomina di docenti anglofoni nelle scuole francofone e il riconoscimento del sistema giuridico anglofono – ma che in queste settimane si è generalizzata.

Nonostante alcuni scontri e numerosi arresti arbitrari nei confronti dei manifestanti, il governo camerunense ha avviato un dialogo con gli organizzatori della protesta, nominando un comitato interministeriale ad hoc per negoziare con insegnanti e avvocati. E’ di ieri tuttavia la decisione governativa di chiudere tali negoziati, dichiarando illegale il Consorzio della Società Civile Anglofona Camerunense e il SCNC (Southern Cameroon National Council), partito di opposizione che rivendica la secessione del Camerun anglofono. La lettura della protesta che prevale oggi a Yaoundé è infatti di una contestazione strumentalizzata dalle forze di opposizione. L’irrigidimento da parte del governo è arrivato in seguito alla richiesta dal Consorzio di indire un referendum per tornare alla forma federale – ipotesi non pertinente ai negoziati, ma soprattutto non negoziabile per Yaoundé.

Per quanto le manifestazioni siano state innegabilmente un’occasione per alcuni partiti d’opposizione per promuovere una contestazione politica tout azimut nei confronti del regime di Biya, una chiusura totale ora da parte di Yaoundé rischia di trasformarsi in una pericolosa occasione mancata per il Paese. Le istanze avanzate in maniera pacifica dalla comunità anglofona sono urgenti per questa parte della popolazione camerunense. Tornare ad ignorarle rischia di alimentare un malcontento decennale.

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