Il Gabon ospita la Africa Cup of Nations tra problemi economici e crisi politica

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Per la seconda volta in cinque anni il Gabon ospita la Africa Cup of Nations. La competizione calcistica che raggruppa le migliori selezioni nazionali del continente, sotto l’egida della Confederation of African Football (CAF), ha aperto i battenti sabato 14 gennaio con la sfida tra il Paese organizzatore e la Guinea Bissau. Se l’avvincente match tra le due nazionali è finito in parità, il derby sull’energia con la vicina Guinea Equatoriale, gigante del petrolio africano, deve ancora attendere un esito finale. La posta in gioco riguarda la sovranità delle isole Mbanié, Cocotiers e Congas. Le isole, ricchissime di petrolio, sono al centro di una disputa territoriale e marittima che dallo scorso novembre è al vaglio della Corte Internazionale di Giustizia in seguito al raggiungimento tra i due Paesi di un delicatissimo compromesso.

Il Gabon, a differenza dell’ex colonia spagnola, sta pagando a caro prezzo la crisi del prezzo del petrolio che si registra negli ultimi giorni. Entrambi i Paesi hanno un’economia trainata dalla produzione ed esportazione del greggio ma a differenza di Malabo, il sistema gabonese non è dotato della medesima industria. Dunque, in assenza di strutture per raffinare il greggio e produrne dei derivati, ogni eventuale oscillazione in negativo del prezzo del petrolio ha una risonanza maggiore sul sistema socio-economico nazionale. Da cinque giorni, inoltre, sono in sciopero i lavoratori della Royal Dutch Shell, in seguito alla ventilata e paventata cessione degli assets gabonesi della compagnia anglo-olandese dopo 56 anni di presenza.

Secondo il comunicato della Organisation Nationale des Employés du Pétrole (ONEP) diffuso il 12 gennaio, primo giorno di protesta, gli scioperi riguarderanno tutti centri operativi della Shell: Libreville, Port-Gentil, Gamba Rabi, Koula and Toucan. Il sindacato teme che i lavoratori possano subire sotto il profilo occupazionale ed economico le ricadute di un’eventuale trattiva con dei terzi interessati a rilevare le quote Shell. Per ora le trattative tra la sigla sindacale e il Ministero del Lavoro – finalizzate a congelare la protesta durante la parentesi calcistica – sembrano essere in alto mare. Se la Shell non si pronuncerà in termini di garanzie per il futuro occupazionale, allora la risposta dei lavoratori del settore sarà durissima. Si rischia la paralisi della metà del sistema estrattivo petrolifero nazionale. «Zero produzione di Shell Gabon, zero produzione di Total Gabon transitante per Shell e zero estrazione petrolifera […]» ha annunciato Sylvain Mayabith, segretario generale della ONEP.

Per i lavoratori l’unica voce rassicurante fino ad oggi era stata quella di Étienne Dieudonné Ngoubou, ministro del Petrolio e degli Idrocarburi, che lo scorso mese aveva cercato di smentire la fuga di Shell dal Gabon. Ngoubou non ha potuto invece smentire le voci del suo arresto. L’ormai ex ministro è detenuto da giovedì 12 gennaio nel carcere di Libreville con l’accusa di appropriazione indebita di fondi pubblici.

Per ora la maxi operazione anti-corruzione che sta facendo tremare i dicasteri e le agenzie governative di Libreville non rasserena il pesante clima d’incertezza. La società gabonese è ormai polarizzata dalle contestate elezioni presidenziali di agosto 2016. A vincerle, il presidente in carica Ali Bongo, figlio di quello stesso Omar Bongo che ha governato il Gabon per quattro decenni fino alla sua scomparsa nel 2009. A differenza del padre, l’attuale presidente, non sembra offrire al proprio Paese quella stabilità politica indispensabile a uno Stato tra i primi dieci produttori di petrolio nel continente, la cui estrazione giornaliera è stimata in 240.000 barili.

Le spese esorbitanti per ospitare la Africa Cup of Nations e le violenze scaturite dalla rielezione di Bongo hanno messo fuori bilancio le elezioni legislative programmate per dicembre scorso. Risultato: posticipate a luglio prossimo. Motivo? Scarsità di finanze. È stata la Corte Costituzionale a pronunciarsi in materia, come ha annunciato Lambert Matha, Ministro degli Interni di Libreville: «risorse finanziare inadeguate a questo scopo».

Nonostante le minacce dell’opposizione di boicottare la competizione calcistica, al momento, la selezione nazionale è seguita con passione sportiva dalla popolazione. La prossima partita, quella delle elezioni di luglio, sarà decisiva per le sorti del Gabon, un Paese il cui sistema politico-economico soffre dal 2009 di una crisi apparentemente senza fine.

 

 

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