La crisi nel Galmudug e le ripercussioni sulla politica nazionale somala

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Il percorso ad ostacoli verso le elezioni presidenziali si è arricchito di un nuovo capitolo il 9 gennaio, quando l’assemblea dello stato regionale del Galmudug ha presentato una mozione di sfiducia nei confronti del presidente del Galmudug Husain Guled. La mozione, approvata a larga maggioranza con il voto favorevole di 54 dei 68 componenti dell’assemblea regionale, apre una crisi istituzionale dalla portata imprevedibile: Guled ne ha infatti rigettato la legittimità con la motivazione che l’assemblea avrebbe deliberato all’infuori del calendario ufficiale e in assenza dell’entourage presidenziale. Ciò che si profila all’orizzonte è dunque l’ennesimo braccio di ferro tra istituzioni somale: uno scontro dagli esiti incerti, poiché l’assenza di un governo federale eletto fornisce alle varie parti in causa gli argomenti giuridici per sostenere le proprie posizioni senza possibilità di smentita di un arbitro superiore.

La parabola di Guled è una perfetta cartina di tornasole dei complessi intrecci della politica somala. Indicato da alcuni osservatori come stretto parente del presidente federale uscente Sheikh Mohamud per parte di madre, Guled era stato da questi nominato nel 2013 Ministro della Sicurezza Nazionale: un incarico da cui si era dimesso nel maggio 2014 a seguito delle critiche del suo clan di appartenenza – gli Hawiye Habar Gidir – per la gestione poco efficace dell’impianto di sicurezza e l’incapacità di porre un freno agli attentati dell’Al Shabaab a Mogadiscio. Guled era tornato ai vertici della politica nazionale pochi mesi dopo, vincendo la competizione per la presidenza del neo-nato stato regionale del Galmudug. Anche in questo caso, la vittoria elettorale era stata seguita da accuse più o meno velate di intromissione indebita del governo federale, poiché la campagna di Guled aveva potuto beneficiare del generoso sostegno di un’associazione vicina al presidente Sheikh Mohamud.
Dal 2015 ad oggi, il mandato di Guled alla guida del Galmudug è stato segnato da continui scontri con le amministrazioni vicine. La disputa che ha ricevuto maggior attenzione mediatica è stata indubbiamente quella con il Puntland per il controllo della città di Galkayo, importante snodo commerciale e sede del principale aeroporto nella Somalia centro-settentrionale. Al contempo, Guled si è dovuto confrontare con il potente presidente dello Stato Regionale Somalo in Etiopia, Abdi Muhamad Omar. Il corpo speciale di polizia sotto gli ordini di Muhamad Omar – la cosiddetta Liyu Police, formata in maggioranza da membri del clan Ogadeen dello stesso presidente – è stata infatti protagonista di ripetuti sconfinamenti nel Galmudug, ufficialmente allo scopo di sostenere gli sforzi del governo etiopico contro l’Al Shabaab. Dietro la retorica della campagna contro-insurrezionale, la condotta della Liyu Police è apparsa però riconducibile allo scontro di lunga data tra clan Ogadeen e Hawiye per il controllo dei pascoli lungo il confine internazionale, almeno secondo alcuni alti esponenti dell’esecutivo del Galmudug.

La sfiducia a Guled affonda le sue radici nelle rimostranze della base elettorale Hawiye Habar Gidir contro un presidente che non avrebbe saputo tutelare gli interessi del clan di appartenenza, ma rischia di degenerare in un conflitto istituzionale di proporzioni più ampie. Il presidente federale in deroga Sheikh Mohamud si è infatti affrettato a difendere la posizione del collega, di fatto appoggiandone la scelta di respingere la sfiducia. Forte di questo sostegno, Guled ha annunciato un rimpasto di governo e nominato un nuovo ministro regionale dell’interno, ricevendo però il netto rifiuto del ministro in carica a farsi da parte. Il nuovo speaker del parlamento federale somalo si è a sua volta schierato dalla parte dell’assemblea regionale e del ministro dell’interno del Galmudug, invitando il presidente federale uscente e teoricamente decaduto dalle sue funzioni, Sheikh Mohamud, a non interferire negli affari di governo della Somalia. A complicare ulteriormente il quadro, il 10 gennaio il movimento armato Ahlu Sunna ha approfittato del cortocircuito istituzionale per annunciare la formazione di un proprio stato autonomo nella città di Dhusamareb, capoluogo putativo del Galmudug rimasto sotto il controllo del gruppo islamista dopo il fallimento dei negoziati per l’inclusione di quest’ultimo nell’esecutivo regionale targato Guled.

La crisi in atto nel Galmudug è suscettibile di rendere vani gli sforzi fin qui compiuti per coinvolgere tutte le componenti della società somala nel processo di selezione del nuovo governo federale: non a caso, Stati Uniti, Unione Europea e Unione Africana hanno immediatamente sollecitato le parti in causa a risolvere la controversia in maniera pacifica, temendo per le ricadute sul processo elettorale in corso d’opera. I prossimi giorni saranno decisivi per capire se la disfida del Galmudug sia un mero incidente di percorso a sfondo locale o l’inizio di una crisi di proporzioni nazionali.

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