Franco CFA: istanze di riforma ancora una volta inascoltate?

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Meccanismo desueto, vestigia coloniale, ostacolo allo sviluppo dei Paesi africani: queste le principali accuse mosse negli ultimi 20 anni al Franco CFA dai suoi detrattori dentro e fuori il continente. Sabato 7 gennaio sono state organizzate manifestazioni di protesta in diverse capitali africane da parte del “Fronte anti-CFA”: la necessità di riformare questo sistema economico-finanziario sembra imporsi con sempre maggior urgenza.

Il Franco CFA nasce nel dicembre 1945 come moneta di riferimento per le colonie francesi in Africa subsahariana. In seguito all’ottenimento dell’indipendenza, questa valuta viene mantenuta in 15 degli ex possedimenti coloniali dell’Esagono (Benin, Burkina Faso, Costa d’Avorio, Mali, Niger, Senegal, Togo, Guinea Bissau in Africa Occidentale; Guinea Equatoriale, Camerun, Repubblica Centrafricana, Chad, Congo, Gabon in quella Centrale, a cui vanno aggiunte le Isole Comore), ma la sua emissione diventa competenza di due banche regionali distinte: la BCEAO (Banca Centrale degli Stati dell’Africa Occidentale) e la BEAC (Banca degli Stati dell’Africa Centrale).

Alla base del sistema del Franco CFA stanno quattro principi fondamentali : garanzia di convertibilità illimitata al Franco francese (fino al 1999) e, in seguito, all’Euro; parità fissa del tasso di cambio, garantita dal Tesoro francese; libera trasferibilità e centralizzazione delle riserve monetarie. Oggi 1 euro è scambiato per 655,96 franchi CFA.

I giudizi rispetto a questo sistema economico-finanziario non sono unanimi. Le critiche mosse alla Zona del Franco sono di carattere politico ed economico.

Partendo dall’aspetto politico della questione, il più immediato da comprendere, il Franco CFA pone innanzitutto un problema di sovranità. La politica monetaria dei 14 Paesi della Zona del Franco e delle Isole Comore ad essa associate non viene stabilita oggi dai rispettivi governi nazionali, ma dalle istituzioni finanziarie europee, con tutte le implicazioni politiche e simboliche che questo comporta – da cui le accuse di neocolonialismo e vestigia coloniale nei confronti del sistema.

Da un punto di vista strettamente economico, l’ancoraggio del Franco CFA ad una moneta forte come l’Euro determina indubbiamente dei vantaggi per le economie africane: stabilità economico-finanziaria, proficua per gli investimenti esteri e per il contenimento dell’inflazione (i Paesi della Zona del Franco sembrano resistere meglio rispetto ai propri vicini, sotto questo profilo, al crollo dei prezzi internazionali delle materie prime) e convenienza nelle importazioni. Al contempo, tuttavia, ancorare delle economie deboli come quelle africane ad una moneta forte come l’euro è svantaggioso per la competitività delle esportazioni di questi Paesi, a maggior ragione se si considera la fissità del tasso di cambio, che non permette le “svalutazioni competitive”, utili talvolta anche per dare respiro budgetario alle casse statali. Il fatto di importare a prezzi vantaggiosi, inoltre, può rivelarsi un boomerang per le economie di questi stati, disincentivando la nascita di industrie nazionali concorrenziali rispetto ai prodotti importati. L’obbligo, infine, di depositare il 50% delle proprie riserve di valuta straniera nelle banche francesi riduce le possibilità di investimento pubblico.

Alla luce di queste considerazioni diverse voci invocano da anni la necessità di una riforma di questo sistema economico-finanziario. Le proposte che sembrano dominanti fra gli economisti – anche quelli più critici nei confronti di questa valuta – sono volte a riformare più che a sopprimere il sistema. Sostituire la fissità con la flessibilità del tasso di cambio, evitando però “l’effetto yo-yo” della moneta; riflettere sul valore ottimale della valuta per lo sviluppo dei Paesi che la adottano – distinguendo fra le due regioni che compongono la Zona del Franco –; ancorare il Franco CFA ad un paniere di valute, anziché unicamente all’euro e limitare i vincoli budgetari per permettere un aumento di spesa interna sono le proposte più discusse.

Il dibattito in corso fra economisti africani ed europei, tuttavia, sembra restare scollato dalle decisioni politiche dei leader dei due continenti. Il recente accordo fra i presidenti della CEMAC, la regione più in difficoltà fra le due che adottano il Franco CFA, la cui economia è estremamente legata all’esportazione di petrolio, e il Fondo Monetario Internazionale pare infatti andare in tutt’altra direzione: nessuna svalutazione della valuta, come invece suggerito da Christine Lagarde, e nuove misure di austerità.

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