Turchia, la riforma della Costituzione in parlamento

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Il 10 gennaio è iniziato in Turchia l’iter parlamentare verso la riforma della Costituzione in chiave presidenzialista. Il processo legislativo è stato accolto attraverso la votazione favorevole di 338 parlamentari, una cifra indicativa che sostanzialmente rappresenta due dati. Il primo indica il superamento della soglia di quei 330 voti necessari per indire il referendum una volta votati tutti gli emendamenti. Il secondo, invece, rivela la contrarietà alla riforma di alcune correnti interne ai partiti Akp e Mhp, le due formazioni politiche decise a modificare l’assetto esecutivo del Paese. Una leadership più forte significa per le opposizioni un sistema più autoritario. Se il Chp, la principale forza d’opposizione voterà contro gli emendamenti, invece, il partito Hdp – i cui leader sono tuttora detenuti – boicotterà il voto sul progetto di riforma costituzionale.

In tarda serata il parlamento si è espresso sui primi due emendamenti dei diciotto previsti dalla riforma fortemente voluta dal Presidente della Repubbblica, Recep Tayyip Erdoğan. La prima votazione sulla modifica dell’art. 9 della Costituzione in materia di potere giudiziario ha visto favorevoli 347 deputati sui 550 componenti la Grande Assemblea. La seconda votazione, il cui oggetto prevede l’aumento dei deputati da 550 a 600, è passata con 343 voti favorevoli.

Queste prime votazioni fanno ben sperare quella parte di establishment Akp favorevole al presidenzialismo. Tra questi, si trova senza dubbio il Primo Ministro, Binali Yıldırım: «Due capitani fanno affondare la nave, ci vuole solo un capitano», ha riferito alla Grande Assemblea. Se il numero dei voti favorevoli dovesse superare la soglia dei 367, a quel punto la riforma sarebbe approvata senza dover passare attraverso la consultazione popolare.

Al momento non pare essere questa la prospettiva. Nonostante la necessità di una presidenza più forte, come acclamata dai supporters del Presidente, l’elettorato turco, secondo i media locali, sarebbe scettico verso una riforma che consentirebbe in caso di vittoria alle prossime elezioni, la presidenza a Erdoğan per ulteriori due mandati da cinque anni. Dunque, fino al 2029. Almeno in teoria.

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