La riconquista di Aleppo e la vittoria di Damasco. La guerra si sposta a Idlib.

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Aleppo è tornata sotto il controllo dello Stato siriano. La notizia ufficiale della “completa liberazione” della seconda città della Siria è stata annunciata in un comunicato diffuso dallo Stato maggiore siriano nella serata di giovedì 22 settembre. Nel testo pubblicato dall’agenzia SANA si annuncia il ripristino della sicurezza e della stabilità «in seguito al completamento dell’evacuazione dei terroristi ancora presenti in città». Nella nota si legge inoltre che «la vittoria rappresenta uno strategico punto di svolta nella guerra al terrorismo», nonché «un duro colpo per i sostenitori del progetto terroristico», alludendo così alle potenze straniere accusate di sostenere i gruppi armati presenti in Siria. Nella mattinata di giovedì, Krista Armstrong, portavoce della Croce Rossa Internazionale, aveva affermato che erano ancora migliaia coloro in attesa dell’evacuazione. L’operazione sarebbe proseguita durante tutta la giornata e, probabilmente, fino al giorno successivo.

Tuttavia, il trasferimento dell’ultimo gruppo di ribelli ancora asserragliati in una piccola enclave della città è stato completato nella giornata di giovedì. L’operazione, durata una settimana, si è resa possibile grazie a un accordo raggiunto all’inizio di dicembre tra Siria e gruppi armati. Siglato grazie alla mediazione di Russia e Turchia, l’accordo garantiva ai combattenti e alle rispettive famiglie un salvacondotto verso la provincia di Idlib, roccaforte di Jabhat al-Nusra, 60 km a sud-ovest di Aleppo. Inoltre, consentiva ai combattenti il trasporto di sole armi leggere. Al fine di facilitare l’evacuazione, il governo di Damasco ha messo a disposizione 20 autobus del servizio pubblico urbano e 10 ambulanze, oltre a un centinaio di vetture private. Come contropartita, i gruppi armati avrebbero aperto un corridoio umanitario da Fu’a e Kafraya, cittadine della provincia di Idlib sotto il controllo del governo, verso Jibrin ad Aleppo Est. Nonostante alcuni intoppi, naturali in una operazione così delicata, lo “scambio” si è concluso con successo.

Ingy Sedky, portavoce della Croce Rossa Internazionale in Siria, ha dichiarato che il numero di combattenti e familiari trasferiti a Idlib ammonterebbe a più di 35 mila unità. Negli ultimi giorni l’evacuazione era stata ostacolata dalle cattive condizioni meteorologiche e dalle basse temperature. «Le pesanti nevicate – ha proseguito Sedky –, il forte vento e le pessime condizioni dei veicoli hanno fatto procedere l’operazione più lentamente del previsto». Secondo quanto riportato dal Russian Center for Reconciliation, sarebbero invece più di 78 mila i civili che hanno abbandonato i quartieri orientali per riversarsi nelle aree sotto il controllo del governo.

Nella giornata di lunedì 19 dicembre, mentre le operazioni di evacuazione non erano ancora completate, la Lega araba si è riunita al Cairo in una seduta di emergenza per discutere un progetto di risoluzione per il cessate il fuoco. Durante l’incontro, il Ministro degli esteri egiziano Samih Shukri ha denunciato le interferenze straniere in Siria, accusando la società internazionale di essere responsabile della tragedia che si stava consumando ad Aleppo. In una mossa diplomatica che conferma il progressivo ricollocamento regionale dell’Egitto, sempre più vicino al cd. “Asse della Resistenza”, Shukri ha invocato una condanna al terrorismo presente in Siria e la necessità di trovare una soluzione politica alla crisi. La posizione egiziana è risultata dunque in aperto contrasto con la dichiarazione finale espressa dalla Lega araba, egemonizzata dalle monarchie del Golfo, nella quale si è accusato il governo siriano di «massacri di massa in tutta la Siria e, in particolar modo, ad Aleppo est».

Ad ogni modo, quello che pare essere stato un accordo di scambio di enclave assediate (Aleppo da una parte e Fu’a e Kafraya dall’altra) le nuove condizioni pongono ora una questione sull’immediato futuro del conflitto. È infatti facilmente intuibile che lo scontro tra governo e gruppi armati si concentrerà maggiormente attorno a Idlib. Staffan de Mistura, Inviato speciale delle NU, ha affermato: «Molti di loro [i combattenti] si sono mossi a Idlib, che, in teoria, può essere la prossima Aleppo». La cessazione delle ostilità è dunque indispensabile se si vuole evitare una sanguinosa battaglia come quella di Aleppo. Tuttavia, nessuna delle parti in gioco sembra intenzionata a cedere, sebbene i nuovi equilibri di guerra e il mutato contesto regionale appaiano sempre più favorevoli al governo di Damasco. Quest’ultimo, forte di una vittoria più che simbolica ad Aleppo, è quanto mai deciso a proseguire a testa bassa nella sua lotta di liberazione.

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