Kurdistan Iracheno: duplice attentato contro le sedi del PDK-I

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Sono almeno sette le vittime dei due attentati dinamitardi che hanno colpito le sedi del Partito Democratico del Kurdistan Iraniano (PDK-I) lo scorso martedì 20 dicembre nella città di Koy Sanjaq, nella provincia di Arbil, capitale della Regione Autonoma del Kurdistan Iracheno. Le esplosioni sono avvenute durante la festa dello Yalda, una tradizione comune alle popolazioni persiane quanto a quelle curde, in cui si celebra il solstizio d’inverno.

Le vittime delle esplosioni sono due agenti della polizia locale, due membri dell’ufficio politico del PDK-I, due combattenti peshmerga e un affiliato all’organizzazione giovanile curdo-iraniana in esilio a Koy Sanjaq. Il PDKI è un partito nazionalista curdo d’ispirazione socialista e secolarista, fondato nel 1945 i cui quadri risiedono in esilio in seguito al conflitto con la Repubblica Islamica dell’Iran. Se in Iran le azioni del PDK-I sono volte alla destabilizzazione del Paese in chiave indipendentista, al contrario il movimento gode all’estero dell’appoggio degli Stati Uniti e di diversi Stati membri dell’Unione Europea. L’autonomia di cui gode il Kurdistan Iracheno, un’entità de facto indipendente da Bagdad, ha permesso in questi anni al PDK-I di muoversi liberamente ai confini dell’Iran sfruttando al meglio il potenziale offerto da Arbil in termini di preparazione militare e autonomia politica.

Secondo il governo regionale del Kurdistan Iracheno le esplosioni che hanno colpito gli uffici del PDK-I sono senza mezzi termini un attacco terroristico contro la nazione curda. I vertici del PDK-I accusano apertamente la Repubblica Islamica dell’Iran di essere la mente e l’esecutrice degli attacchi, avvenuti nell’anniversario dell’uccisione di Abdulrahman Ghassemloo, storico leader del PDK-I assassinato a Vienna nel 1989.

Eppure l’attacco di Koy Sanjaq avviene dopo mesi di negoziati tra le autorità iraniane e quelle di Arbil finalizzate a un accordo di pace tra il PDK-I e Teheran. Nonostante le accuse dei vertici del partito curdo, i dubbi sulla paternità dell’attentato restano altissimi, soprattutto in un momento storico delicatissimo per i fragili equilibri della regione.

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