Egitto: la strage di cristiani copti rivendicata dallo Stato Islamico

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Domenica 11 dicembre, l’attentato che ha colpito la comunità copta al Cairo è un altro duro colpo al governo centrale egiziano, stretto tra un’economia al collasso e la lotta all’estremismo islamico, e rischia di indebolire la leadership del Generale Al Sisi.

La bomba è stata piazzata nel settore femminile della Chiesa dei Santi Pietro e Paolo, accanto alla cattedrale copta di San Marco: questo spiega perché l’esplosione durante la celebrazione della messa abbia ucciso prevalentemente donne e bambini. La storia recente dell’Egitto ha immediatamente riportato alla memoria diversi episodi di violenza a danno dei cristiani copti firmati dallo Stato Islamico e dai Fratelli Musulmani. Il Presidente Al Sisi ha esplicitamente accusato questi ultimi di essere la regia occulta dietro il recente attacco, sebbene la Fratellanza abbia respinto la responsabilità dell’attentato. La strage pare ascrivibile alla matrice jihadista. È lo Stato islamico, infatti, a rivendicare la paternità dell’attacco attraverso i social network. A conferma di questo, la provenienza dei tre uomini e della donna arrestati: tre vivevano nella città di Fayyum, a circa 130 km dal Cairo, e uno nel sobborgo di Al-Matariyah, note roccaforti dell’estremismo islamico.

Nonostante siano ben integrati nella società egiziana, i cristiani copti sono diventati obiettivo di attentati e aggressioni fin dall’inizio della Primavera Araba, tanto che molti di loro hanno preferito lasciare il Paese. Durante il colpo di Stato che nel 2013 destituì il Presidente Morsi, la Chiesa copta ortodossa si schierò pubblicamente con il Generale Al Sisi. Un appoggio che è costato alla minoranza cristiana l’accusa dei Fratelli Musulmani di aver partecipato al golpe. Successivamente, gli scontri religiosi lasciati impuniti e la più recente legge che nega l’edificazione o ristrutturazione di luoghi di culto hanno generato dissenso tra la comunità copta e il governo, incapace di applicare misure di sicurezza e controllare compiutamente il territorio, esponendo la popolazione locale agli attacchi del terrorismo jihadista. Il crescente risentimento, anche alla luce dell’attentato, non sembra però aver incrinato le forti e durature relazioni tra la Chiesa copta e l’esecutivo.

Se i rapporti tra il Patriarca e il Presidente Al Sisi non hanno subito contraccolpi, la strage di cristiani potrebbe invece inasprire la contrapposizione tra i fedeli e il regime, che appare in evidente difficoltà nell’obiettivo di garantire protezione alla minoranza cristiana dalla minaccia jihadista.

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