Palmira, “la sposa del deserto”, ricade nelle mani di Da’ish

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La città di Palmira è caduta nuovamente nelle mani di Da’ish. La conquista della città, completata durante la giornata di domenica 11 dicembre, è l’esito di una battaglia durata solo due giorni e condotta da circa 4 mila combattenti. L’esercito siriano, dopo aver respinto due pesanti attacchi, condotti anche con l’uso di auto-bomba, avrebbe evacuato fino all’80% della popolazione prima di abbandonare la città e prendere posizione difensiva nelle periferie.

I 4 mila jihadisti che hanno condotto l’attacco proverrebbero principalmente dalla città di Raqqa e avrebbero approfittato di due fattori: 1) la sospensione dei bombardamenti della “coalizione internazionale” a guida statunitense contro la capitale di Da’ish e 2) il ricollocamento di 5 mila unità provenienti da Mosul, rifugiatesi a Raqqa. Dmitry Peskov, portavoce del Cremlino, ha accusato Washington di non voler cooperare nella lotta contro Da’ish. Secondo Peskov, solo «un’azione coordinata e una reale cooperazione» tra gli Stati sarebbe in grado di prevenire tali attacchi.

Ma le truppe jihadiste non si sono fermate a Palmira. Nella giornata di lunedì 12 dicembre, dopo aver conquistato “la sposa del deserto”, i combattenti di Da’ish hanno preso di mira la base aerea “T4”, situata nei pressi di Tiyas, a metà strada tra Palmira e Homs. Si tratta di una delle più grandi e importanti basi aeree dell’aeronautica siriana. Secondo l’Osservatorio siriano sui diritti umani, organizzazione vicina ai gruppi ribelli, la base militare sarebbe quasi completamente circondata e i militanti di Da’ish sarebbero pronti a iniziare l’assalto.

La notizia dell’imminente assalto è riportata da diversi media vicini all’opposizione, secondo i quali alcuni aerei da combattimento sarebbero già stati trasferiti nella vicina base aerea di Shayrat, a circa 60 km da Tiyas. Non c’è alcun dubbio che la sua caduta possa infliggere un duro colpo al governo di Damasco. Già nell’estate del 2015 Da’ish aveva invano tentato di conquistare la base “T4”, mentre nel maggio del 2016 i militanti jihadisti sarebbero riusciti a distruggere 4 elicotteri stanziati dentro il suo perimetro.

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