La liberazione di Sirte

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Sirte è stata liberata. Le forze libiche sono riuscite a espugnare la città dalla presenza radicata delle milizie dello Stato Islamico, sebbene piccole sacche DAESH resistano ancora e, da qualche tempo, siano dirette a sud, nel deserto del Fezzan. Resta un’incognita però, capire cosa accadrà ora, dopo sette lunghi mesi di combattimenti.

Martedì 7 dicembre, le forze libiche hanno preso il controllo dell’ultimo quartiere, Ghiza Bahriya, caduto sotto il controllo delle milizie jihadiste. Sirte era l’ultima roccaforte DAESH in Libia e la caduta della città lascia lo Stato Islamico privo di una base in cui riorganizzarsi. Tuttavia, i miliziani continuano a essere attivi in diverse aree del paese, facendosi anche scudo della popolazione. La campagna non può definirsi dunque conclusa, ma proseguirà finché l’intero territorio non sarà messo in totale sicurezza. Infatti, considerando che gruppi di resistenza DAESH sono fuggiti dalla città, resta alto il rischio che questi si disperdano nel territorio, tanto da non poter escludere che i jihadisti del Califfato continuino ad esistere, o resistere, in Libia e confluiscano poi in altre organizzazioni terroristiche.

Importante contributo alla liberazione di Sirte è stata anche l’operazione americana “Odyssey Lightning”. In totale, i velivoli statunitensi hanno condotto 492 raid per colpire le postazioni dello Stato islamico a Sirte. A giochi fatti, ora però è necessario definire e attuare un programma di ricostruzione, che i portavoce dell’azione “al Bunian al Marsus” hanno dichiarato verrà ufficializzato a giorni.

La crisi libica non si chiude certamente con la liberazione di Sirte. La fase successiva sarà capire chi dovrà controllare la città, con quali mezzi e se e quale spinta arriverà dalla comunità internazionale. Il primo passo potrebbe essere lo sminamento, al fine di consentire alla popolazione di fare ritorno nelle proprie case, sempre che non si rinvii il rientro degli abitanti di Sirte e impedire che Haftar sfrutti la vittoria sullo Stato Islamico, deciso di spingersi verso Occidente per liberare Tripoli dalla presenza di milizie islamiste alleate, espressione dei Fratelli Musulmani tanto temuti dall’Egitto.

In seguito alla rivoluzione che portò alla caduta di Gheddafi, i soldati di Misurata si macchiarono di crimini contro gli abitanti di Sirte. Fattore questo che, nel 2011, potrebbe aver favorito la radicalizzazione e l’affiliazione a DAESH e, oggi, spingere la popolazione locale a sostenere il Generale Haftar e accrescere così la sua influenza politica sul territorio.

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