Prima condanna definitiva della giustizia francese sul genocidio ruandese

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Sabato 3 dicembre è stata pronunciata la prima sentenza definitiva in un’aula di tribunale francese su un caso legato al genocidio ruandese del 1994. La Corte d’Assise di Seine-Saint-Denis ha infatti confermato in appello la condanna a 25 anni di reclusione per Pascal Simbikangwa, giudicato responsabile di genocidio e di complicità per crimini contro l’umanità. Pascal Simbikangwa era un ex capitano della Guardia Presidenziale membro, all’epoca dei fatti, della Polizia Politica ruandese.

La competenza delle corti francesi rispetto al caso deriva dall’applicazione del principio di giurisdizione universale, valido per crimini internazionali quali genocidio e crimini contro l’umanità.

La sentenza di primo grado del marzo 2014 contro Simbikangwa aveva attirato le attenzioni dei giuristi internazionali, in quanto metteva in evidenza il ruolo dell’imputato quale organizzatore delle operazioni, più che la sua partecipazione attiva all’esecuzione delle azioni genocidarie. Per quanto, infatti, diverse testimonianze durante il processo avessero attestato la partecipazione di Simbikangwa ad alcune esecuzioni sommarie, la sua condizione fisica all’epoca dei fatti ne impediva l’azione diretta su ampia scala (l’imputato era paralizzato e costretto alla sedia a rotelle). Per quanto l’elaborazione ideologica del piano genocidario e la disposizione degli ordini per la sua realizzazione rientrino appieno, ai sensi del diritto internazionale, nella “responsabilità di genocidio”, la giurisprudenza in riferimento al caso ruandese ha tendenzialmente visto la combinazione dell’organizzazione con la partecipazione diretta alle operazioni da parte degli accusati.

La sentenza della corte del 3 dicembre sul caso Simbikangwa dimostra come il giudizio di primo grado non fosse viziato, come sosteneva la difesa, da un processo politico, volto a ricucire i rapporti francesi con Kigali alla vigilia del ventesimo anniversario del genocidio.

Il Collectif des parties civiles pour le Rwanda, associazione che si batte in Francia contro l’impunità dei responsabili del genocidio ruandese, parte civile nel processo Simbikangwa, confida che questo processo, insieme a quello contro Octavien Ngenzi et Tito Barahira (due ex sindaci ruandesi condannati all’ergastolo per genocidio e crimini contro l’umanità dalla corte d’assise di Parigi nel maggio di quest’anno), aiuti a interrompere l’impunità di cui hanno goduto in territorio francese molte personalità ruandesi responsabili del genocidio del 1994.

I recenti passaggi della giustizia francese possono forse contribuire ad allentare la tensione dei rapporti franco-ruandesi,  ancora oggi turbati dalle ambiguità transalpine rispetto agli eventi del 1994. Le aule di tribunale sono infatti sempre più protagoniste dello scontro fra Kigali e Parigi.

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