Erdoğan ridefinisce il ruolo della Turchia in Siria

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«Perché siamo entrati [in Siria]? Non abbiamo nessuna mira sul suolo siriano. La questione è quella di restituire le terre ai loro veri proprietari. Ovvero, siamo lì per ristabilire la giustizia. Siamo entrati lì per porre fine al controllo del tiranno Assad che terrorizza [il popolo] attraverso il terrorismo di stato. [Non siamo entrati] per nessun altro motivo». Questa la dichiarazione del presidente della Repubblica di Turchia, Recep Tayyip Erdoğan, durante il primo Inter-Parliamentary Jerusalem Platform Symposium tenutosi il 29 novembre a Istanbul.

Una dura ed esplicita presa di posizione del presidente turco a tre mesi dall’inizio dell’operazione militare “Scudo dell’Eufrate”. Il 24 agosto scorso le Forze Armate Turche erano infatti entrate in Siria insieme alle forze di opposizione armata dell’Esercito Libero Siriano ufficialmente per porre in sicurezza il confine meridionale turco e liberare quei territori occupati sia dallo autoproclamato Stato Islamico che amministrati dalla coalizione curda delle Forze Democratiche Siriane. Il coinvolgimento turco nella guerra civile siriana non era mai stato celato da Ankara ma mai Erdoğan aveva pubblicamente mostrato una tale esplicita motivazione sulla presenza militare del proprio Paese in Siria. Se a Damasco le parole del presidente turco non fanno altro che confermare la tesi di Assad sulle presunte responsabilità di Ankara nel caos siriano, a Mosca, invece, l’ennesimo affondo di Erdoğan imbarazza il Cremlino, alleato del governo siriano e in fase di riavvicinamento proprio con la Turchia dopo mesi di profonda crisi. «Ci auguriamo che i nostri partner turchi chiariscano nel prossimo futuro questo punto» è stata la primissima reazione di Dmitry Peskov, portavoce del presidente Vladimir Putin alle dichiarazioni di Erdoğan a cui è seguito un colloquio telefonico proprio tra i due presidenti.

Infine, oggi, dopo l’incontro nella città turca di Alanya tra Lavrov, ministro degli esteri russo, e il suo omologo turco, Çavuşoğlu, ci ha pensato lo stesso presidente turco a smorzare la relativa tensione tornando sulle proprie dichiarazioni. «Lo scopo dell’operazione Scudo dell’Eufrate non è contro un Paese o una persona ma solo contro organizzazioni terroristiche» ha asserito in giornata Erdoğan smentendo così in meno di quarantotto ore la ventilata volontà di Ankara di rovesciare il governo di Damasco.

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