Prove di embargo in Sud Sudan

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Giovedì 17 novembre, l’ambasciatore degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite ha sottoposto al Consiglio di Sicurezza una bozza di risoluzione per imporre un embargo sull’acquisto di armi alle parti coinvolte nel conflitto civile in Sud Sudan. La proposta non specifica i destinatari del provvedimento, ma rappresenta comunque il primo passo in direzione di quanto auspicato a più riprese dai gruppi di attivisti per i diritti umani. Il tentativo di Washington ha comunque incontrato l’opposizione della Russia, che definisce l’ipotesi di un embargo irresponsabile, e il tiepido attendismo della Cina, che si è limitata ad auspicare “un dialogo paziente tra le parti”.

Il dibattito in fieri dinanzi al Consiglio di Sicurezza ha comunque segnato un punto a favore del leader del SPLM-IO, Machar, almeno dal punto di vista mediatico: il consulente speciale delle Nazioni Unite, Dieng, ha infatti appoggiato la proposta facendo notare come il Paese sia sull’orlo di un genocidio etnico. A sostegno di questa tesi, Dieng ha notato come l’esercito sud sudanese stia diventando un gruppo armato mono-etnico Dinka – lo stesso del presidente Salva Kiir – di fatto sposando le accuse già mosse in passato dall’opposizione.

La contro-strategia del governo di Juba per mantenere sostegno internazionale alla propria causa e isolare il fronte di Machar si è invece focalizzata sul miglioramento dei rapporti con i vicini regionali. Il 24 novembre, Salva Kiir ha ufficialmente invitato tutti i gruppi ribelli sudanesi in Sud Sudan ad abbandonare immediatamente le armi o lasciare il Paese, incontrando così le richieste avanzate da Khartoum poche settimane prima. Juba può inoltre contare sull’appoggio sempre più esplicito dell’Etiopia: Addis Abeba ha confermato la volontà di non dare asilo politico a Machar fin tanto che questi continuerà nella lotta armata, tanto da negargli il permesso d’ingresso nel Paese lo scorso 21 novembre. Machar non ha potuto riunirsi ai propri sostenitori nel quartier generale del SPLM-IO a Pagak, lungo la frontiera etiopico-sudanese, ma è stato costretto ad attendere nel terminal internazionale dell’aeroporto di Bole prima di imbarcarsi immediatamente su un volo per il Sud Africa.

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