Le molteplici sfide della presidenza chadiana

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Le ripercussioni politiche ed economiche delle azioni di Boko Haram continuano a farsi sentire nei Paesi della regione del bacino del lago Chad.

Le ultime notizie provengono da N’Djamena. Negli ultimi due anni il Chad, a causa delle azioni del gruppo terroristico nigeriano, ha subito numerose perdite fra i propri civili (200 persone nel solo 2015) e ha visto lo spostamento all’interno dei propri territori di decine di migliaia di cittadini chadiani (gli sfollati interni sono circa 52.000 nel 2015), oltre all’arrivo di altrettanti civili in fuga dai Paesi limitrofi (soprattutto dallo stato del Borno).

La crisi securitaria della regione ha inoltre messo in ginocchio l’economia del Paese: da una crescita del PIL del 6.9% nel 2014 (in virtù principalmente delle esportazioni di petrolio), le stime del Fondo Monetario Internazionale per il 2016 sono di una decrescita del 1.1%. Sulle cattive performances dell’economia chadiana ha inciso, innegabilmente, il crollo del prezzo del greggio – passato dai 103.9 dollari il barile nel 2013 ai 41 dollari nel 2015 – che ha ridotto drasticamente gli introiti per le casse dello stato. Tuttavia, anche la chiusura per ragioni di sicurezza delle frontiere con la Nigeria (importantissimo partner commerciale per N’Djamena) ha fortemente penalizzato l’economia chadiana – soprattutto per quel che riguarda il commercio del bestiame, seconda fonte di esportazioni per il Paese (dopo il petrolio).

Per fronteggiare la crisi il presidente Idris Déby, confermato alla guida del Paese quest’anno, dopo 26 anni di “regno” ininterrotto, ha adottato molteplici misure piuttosto impopolari, volte a tagliare la spesa pubblica – come la sospensione delle borse di studio, la riduzione delle indennità dei dipendenti dell’amministrazione pubblica, il posponimento del pagamento degli stipendi pubblici e dei pagamenti statali al settore privato. Recentemente, inoltre, N’Djamena, per cercare di fare cassa, ha preteso il pagamento di una multa di 68 miliardi di dollari (per dei pagamenti arretrati) dalla compagnia petrolifera ExxonMobil, che al momento, però, si rifiuta di pagare.

Alla luce dell’importante sforzo economico sostenuto dal Paese per partecipare alla Multi-National Joint Task Force (MNJTF) – la forza costituita per contrastare Boko Haram nella regione, composta da Benin, Cameroon, Chad, Niger, and Nigeria – e delle misure securitarie crescenti adottate dal regime a discapito delle libertà personali dei cittadini chadiani, c’è da chiedersi se il malcontento nei confronti delle autorità di N’Djamena tornerà a manifestarsi nei prossimi mesi come ha fatto la scorsa primavera, in occasione delle elezioni.

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