Somalia: l’Al Shabaab riguadagna terreno

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Nel corso dell’ultima settimana l’Al Shabaab ha lanciato due distinte offensive contro il dispositivo AMISOM dell’Uganda nel basso Shebelle, mentre le forze keniote affiliate alla missione multinazionale hanno dovuto contenere un attacco di alcune ore nei pressi della città di Afmadow, nel basso Giuba. L’attivismo del gruppo islamista è in parte dovuto al tentativo di aumentare la propria esposizione mediatica mentre sono in corso le procedure elettorali, in parte è riflesso del vuoto di potere lasciato dal parziale ritiro delle forze armate etiopiche. Il graduale sganciamento dal teatro somalo di Addis Abeba sta infatti consentendo al movimento di recuperare parte del terreno perduto negli anni precedenti: l’ultimo episodio in ordine di tempo si è verificato nella cittadina di Tiyeglow, nella regione del Bakool, ripresa dagli islamisti immediatamente dopo l’evacuazione delle truppe etiopiche.

La lettura combinata dei fatti del basso Shebelle, del basso Giuba e del Bakool solleva interrogativi sulla tenuta delle istituzioni federali somale in assenza della stampella militare dell’Unione Africana e mostra come, nonostante i risultati conseguiti negli ultimi tre anni dalla missione AMISOM, il gruppo islamista sia stato in grado di riadattare efficacemente al nuovo contesto la propria strategia politica e militare. Le istituzioni somale, al contrario, appaiono incapaci di fornire una risposta unitaria. L’ultimo indizio in ordine di tempo risale al 29 ottobre, quando due unità dell’esercito nazionale somalo si sono scontrate nei pressi di Baidoa in seguito a un diverbio tra due sub-clan che componevano il contingente: oggetto della contesa era la nomina dei deputati che dovrebbero andare a comporre la prossima Camera Bassa del Parlamento federale

Nonostante l’apparente paradosso, la resilienza dell’Al Shabaab è in qualche misura funzionale a sostenere l’agenda dei Paesi che compongono AMISOM, fortemente critici con l’Unione Europea per la decisione di diminuire i fondi di finanziamento della missione. Non a caso, il Ministro per l’Informazione etiopico Getachew Reda ha motivato il ritiro del distaccamento di Tiyeglow con il malcontento per i tagli decisi da Bruxelles. La decisione di Addis Abeba è dettata anche da motivi di politica interna, poiché segue di pochi giorni la dichiarazione dello stato d’emergenza per far fronte alle proteste di piazza nelle regioni di Oromia e Amhara.

 

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