Egitto: a rischio il regime di Al Sisi

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L’Egitto è alle prese con una difficile situazione economica aggravata dal debito pubblico, dalla povertà, dalla disoccupazione giovanile e dalla crisi del turismo, messo a dura prova dal terrorismo jihadista che ha respinto turisti e investitori. Una crisi che alimenta il crescente malessere sociale e che, in vista delle manifestazioni fissate a novembre per chiedere le dimissioni del Presidente Al Sisi, evoca le proteste di Piazza Tahrir.

L’irruzione delle forze di sicurezza negli uffici del giornale indipendente online “al Tareek”, gli arresti di massa e le misure di repressione della Polizia contro l’opposizione laica e confessionale sono segnali di un’instabilità politica interna che preoccupa il governo egiziano. Al fine di contenere la dilagante crisi economico-sociale, il Presidente Al Sisi ha avviato una serie di riforme finanziarie, come richiesto dal Fondo Monetario internazionale in cambio di un prestito di sette miliardi di dollari annui per un triennio. Priorità del governo è anche riportare l’Egitto fuori dalla paralisi diplomatica, ridisegnando la politica delle alleanze internazionali per riposizionare il Paese sullo scenario mediorientale e riattrarre gli investitori, a partire dalla Russia.

Il governo egiziano ha avviato una serie di negoziati con il Cremlino per la concessione della base militare di Sidi Barrani, occupata fino al 1972 dall’Unione Sovietica, e l’insediamento sul suolo egiziano di un contingente russo. La trattativa, che non ha lasciato indifferente Ryhad, rischia di incrinare le relazioni diplomatiche con la dinastia saudita, già complicate dalla graduale normalizzazione dei rapporti tra Egitto e Iran e dall’accordo concluso con il governo iracheno che incrementerà il fabbisogno petrolifero egiziano, dopo l’annuncio di Aremco di interrompere i rifornimenti di idrocarburi. Una presa di posizione che colloca l’Egitto tra gli alleati di Bashar Al Assad e conferma il coinvolgimento di Al Sisi nella crisi siriana.

L’Egitto sta attraversando una fragile fase politica che mostra tutti i parametri di rischio di un possibile collasso finanziario e sociale. Il Presidente Al Sisi deve necessariamente sbloccare l’economia del Paese, anche ripristinando il ruolo diplomatico egiziano, se vuole impedire che una nuova Primavera Araba questa volta travolga il suo regime.

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