Nuove violenze in Repubblica Centrafricana

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La guerra civile sembra continuare a bassa intensità nella Repubblica Centrafricana. Il conflitto scoppiato in seguito alla deposizione del presidente Boizizé nel marzo 2013 fra i ribelli Seleka (fautori del colpo di stato, a maggioranza musulmana) e le milizie cristiane anti-balaka (vicine all’ex presidente), continua ad avere ripercussioni sulla pace nel Paese, nonostante gli sforzi di normalizzazione politica – nel febbraio 2016 si sono tenute libere elezioni democratiche, vinte da Faustin-Archange Touadéra (ex primo ministro di Boizizé).

Nonostante la presenza dei 12.000 uomini della MINUSCA e degli ultimi militari francesi (in partenza nelle prossime settimane) dell’operazione Sangaris[1] “spoilers are still active, on both sides”. Gli scontri fra ex seleka e anti-balaka sono infatti ripresi in diverse regioni del Paese. Solo per citare gli episodi delle ultime settimane, sabato 15 ottobre undici persone sono state uccise e una dozzina sono rimaste ferite in un attacco al campo di sfollati interni di Ngakobo, nel centro del Paese, e nella notte di mercoledì 12 ottobre un gruppo di ex ribelli Seleka ha attaccato un altro campo di sfollati vicino a Kaga-Bandoro, nel nord. Dopo l’intervento dei militari della MINUSCA il bilancio dello scontro è stato di 45 morti e 57 feriti. La città appare sempre più divisa in due fra quartieri musulmani e cristiani. A settembre, sempre vicino a Kaga-Bandoro, un altro scontro fra ex seleka e anti-balaka aveva causato la morte di una ventina di persone. In queste regioni centro-settentrionali del Paese, inoltre, in quest’ultima settimana sono stati attaccati due convogli della MINUSCA.

Anche Bangui è tornata ad essere teatro di violenze. Il 4 ottobre un ufficiale dell’esercito è stato ucciso da due uomini appartenenti a un “gruppo di auto-difesa” di un quartiere musulmano. Gli scontri con le forze dell’ordine hanno determinato 11 morti (fra cui 3 peuls, uccisi in un’azione di rappresaglia), 14 dispersi e 14 feriti.

Ad oggi gli sfollati interni a causa delle violenze degli ultimi 3 anni restano 384.000 in RCA. Alla luce dei recenti scontri, le operazioni di DDRR promesse dal neopresidente Touadéra risultano quanto più imperative per la sicurezza del Paese– a maggior ragione se si considera che le regioni orientali al confine con il Darfur e il Chad restano il santuario di diversi gruppi armati, centrafricani e non, che creano instabilità a livello locale e regionale.

 

 

[1] Sulla condotta dei militari della MINUSCA e di Sangaris sono emersi diversi scandali relativi a gravi violazioni dei diritti dell’uomo.

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