Libia: il ritorno di Al-Gwell

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Sono trascorsi sei mesi dall’insediamento di al-Serraj e la Libia ripiomba nuovamente nel caos. Le forze armate che fanno capo all’ex Presidente, Khalifa al-Gwell, hanno preso il pieno controllo di Tripoli, dove ha sede il Consiglio di Stato, decretando il fallimento del Governo di Accordo nazionale. Obiettivo di Gwell potrebbe essere, infatti, l’insediamento di un nuovo assetto istituzionale con il sostegno del Parlamento di Tobruk e, considerando l’alleanza tra il Generale Haftar e l’esecutivo di al-Thanni, Serraj rischia di essere sempre più isolato. Tuttavia, accusato di crimini di guerra dai capi militari della regione occidentale della Libia, riuniti a Tripoli con il premier del governo di Accordo nazionale, Haftar mantiene un profilo basso.

Nel corso del vertice, è emersa la necessità di costruire un esercito unitario e sottoposto al potere politico. A tal proposito, il Ministro della Difesa Al Barghathi ha dichiarato che entro trenta giorni dovrà essere nominato il leader delle forze armate. Dopo la caduta di Gheddafi, la precarietà delle istituzioni politiche, la crisi economico-sociale e anche l’assenza di una struttura di difesa hanno trasformato la Libia in uno Stato fallito. Le rivalità etniche, religiose e politiche si profilano sempre più nette all’interno delle truppe di Misurata, che hanno liberato Sirte dai combattenti dello Stato Islamico. Emerge, infatti, la contrapposizione tra Salafiti e Fratelli Musulmani. Da una parte, i Salafiti fanno riferimento al 604esimo Battaglione di Fanteria, particolarmente attivo contro lo Stato Islamico e le fazioni islamiste, e i seguaci di Madkhali, salafiti estremisti, che combattono accanto alle milizie di Haftar nella Libia orientale e accanto alle forze governative tripolitane nella Libia occidentale. Dall’altra parte, le forze riconducibili alla Fratellanza Musulmana, fedeli all’ex muftì Sadiq al Ghariyan.

Il nuovo organismo di difesa, fedele al premier libico, potrebbe essere una soluzione al fine di recuperare il controllo di Tripoli, superando il rischio che tutte le truppe salafite confluiscano nelle forze del Generale. Resta però l’incognita politica. Haftar ha assunto una posizione attendista; ma, se il caos libico dovesse allargare il fronte nazionale e internazionale sul Generale, sostenuto dalla Francia e dall’Egitto, potrebbe essere proprio il Generale a ricevere l’incarico dalla comunità internazionale a traghettare la Libia fuori dalla crisi.

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