Uganda e Tanzania rafforzano il commercio bilaterale

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Il 16 ottobre, il Ministro dei Trasporti ugandese ha incontrato il direttore dell’autorità portuale della Tanzania per discutere del rafforzamento del commercio bilaterale attraverso il Lago Vittoria. L’obiettivo delle due parti è incrementare i flussi commerciali del 20% nei prossimi ventiquattro mesi attraverso l’abbattimento delle tariffe d’ingresso, la semplificazione delle procedure di controllo e il miglioramento delle infrastrutture esistenti.

L’allargamento dei traffici attraverso il lago Vittoria è parte di una più ampia strategia finalizzata a trasformare la Tanzania nel polo commerciale dell’Africa orientale. L’iniziativa si pone, infatti, in linea di continuità con il progetto del Central Corridor, un corridoio infrastrutturale che dovrebbe coinvolgere vari Paesi della regione tra cui Ruanda, Uganda, Sud Sudan e Burundi. L’obiettivo di lungo periodo è canalizzare il traffico merci dell’entroterra verso il porto di Dar es Salaam attraverso l’ammodernamento del sistema ferroviario già esistente, grazie a un piano d’investimenti per oltre 14 miliardi di dollari nei prossimi dieci anni. Il progetto ha subito un’accelerazione improvvisa negli ultimi mesi, a seguito dell’annuncio di Uganda e Ruanda di voler rinunciare alla rotta alternativa sul porto keniota di Mombasa a causa degli alti costi d’investimento e al clima d’instabilità che pervade la regione al confine con la Somalia.

Accanto alle discussioni sul Central Corridor, l’accordo con la controparte ugandese è servito anche per dare una risposta immediata ai dati macroeconomici degli ultimi mesi, secondo cui, tra il 2015 e il 2016, il porto di Dar es Salaam avrebbe subito una contrazione del traffico merci pari a circa 800mila tonnellate. La causa scatenante è in larga parte riconducibile all’introduzione, lo scorso 1 Luglio, di una tassa ad valorem del 18% sui beni in transito: un’imposta che avrebbe reso il porto di Mombasa più competitivo rispetto al vicino meridionale. Sebbene questi dati siano suscettibili di cambiare nuovamente nel breve periodo in caso di modifica del regime fiscale, il repentino trasloco degli operatori verso il Kenya mostra chiaramente come la partita tra Nairobi e Dodoma per il controllo del commercio dell’Africa orientale non sia ancora conclusa.

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