Niger: arrivano i droni statunitensi

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An RQ-4 Global Hawk unmanned aircraft like the one shown is currently flying non-military mapping missions over South, Central America and the Caribbean at the request of partner nations in the region. (U.S. Air Force photo/Bobbi Zapka)

Il Pentagono ha deciso di dare il via libera definitivo alla costruzione di una nuova base aerea in Niger. Da questo avamposto in un prossimo futuro partiranno i droni statunitensi impegnati in missioni antiterrorismo. Il governo nigerino ha dato il via libera alla realizzazione di quello che diventerà il più importante hub dell’Africa Occidentale, i cui territori sono minacciati dall’avanzata di varie organizzazioni terroristiche, quali AQMI e Boko Haram. Si tratta di un investimento importante che rilancia il ruolo del Niger come alleato forte nella lotta per la stabilità della regione.

La nuova base servirà a controllare un’area molto vasta e frequentata non solo da gruppi terroristici, ma anche da trafficanti di armi. Molto spesso queste due realtà hanno colliso, complicando ulteriormente il quadro della situazione. Per quanto concerne il terrorismo, come anticipato, ci si riferisce in particolar modo ad Al Qaeda in Mali, l’ISIS in Libia e Boko Haram in Nigeria, tutti Paesi che confinano con il Niger. In questo modo quindi Washington spera di aumentare il controllo su questi movimenti terroristici e presunti tali, che rischiano di portare conseguenze anche al di fuori dell’Africa Occidentale. Infatti, la località che è stata scelta, in passato fu il crocevia dei commerci tra le popolazioni della regione ed il Nord Africa, invece oggi è frequentata dai trafficanti di uomini e dai migranti che attraversano il Niger sulle rotte per l’Europa. Il progetto prevede l’ampliamento di una base già esistente nei pressi della città di Agadez, attraverso la realizzazione di una nuova pista di atterraggio e di nuove strutture. Il costo preventivato è di circa 50 milioni di dollari, ma varie fonti ritengono che il budget potrebbe essere sforato. I lavori si dovrebbero comunque concludere nel corso del 2017.

Gli Stati Uniti sono già presenti in Niger, con una base nella capitale Niamey condivisa con i militari francesi dell’operazione Barkhane. In questo modo si punta a consolidare la presenza USA nel Paese, infatti il Niger è l’unico Paese dell’intera regione ad ospitare già una struttura attrezzata per l’utilizzo dei droni, quella francese appunto. La costruzione di una nuova base  che prevede l’uso di questa tecnologia, è quindi il segno di un dialogo costante tra Niamey e Washington ed in generale il fatto che il Niger si mostri come un baluardo contro il terrorismo in Africa Occidentale. La collaborazione del Niger con i Paesi Occidentali nelle operazioni antiterrorismo, è motivata principalmente dall’incremento del numero di attentati di Boko Haram nel Paese negli ultimi mesi. Infatti uno degli obiettivi che dovranno perseguire i militari statunitensi attraverso l’uso dei droni, sarà quello di monitorare le frontiere meridionali del Paese.

Per quanto concerne i rapporti tra Niger e Francia, bisogna sottolineare come i francesi nel 2014 hanno dato, come detto,  il via all’operazione Barkhane, con l’obiettivo di utilizzare i droni in Niger e nelle aree limitrofe per poter combattere in particolar modo AQMI (Al Qaeda nel Maghreb Islamico). In realtà, il ruolo principale dei droni in questi contesti è quello di raccogliere informazioni, per poter comprendere meglio lo sviluppo di alcune dinamiche, tra cui i rapporti con le attività legate al traffico di esseri umani, di queste organizzazioni di stampo terroristico. Ogni mese i francesi conducono circa 40 missioni operative, per cercare di avere un monitoraggio costante di quello che accade. Dunque, il Niger è diventato un hub per il controterrorismo non per caso, ma perché accerchiato da Stati instabili. Inoltre, le frontiere con la Nigeria necessitano di una particolare attenzione a causa della presenza di Boko Haram. In questa parte del territorio i confini risultano essere permeabili, a causa della difficoltà di monitorare un’area così vasta. Inoltre, l’instabilità nei Paesi limitrofi sta creando delle condizioni economiche particolarmente svantaggiose per le popolazioni locali, costrette quindi a migrare all’interno della regione. Si stima che circa 200mila persone abbiano lasciato la Nigeria per raggiungere il sud-est del Niger, cercando rifugio nella città di Diffa. Il governo nigerino ritiene prioritario combattere le organizzazioni separatiste e terroristiche che mettono a repentaglio la sicurezza del Paese, come visto, non solo per le conseguenze dirette che questo comporta, ma soprattutto per quelle indirette.

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