L’elezione di ‘Awn è più vicina

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Il generale Michel 'Awn, leader di al-Tayyar al-Watani al-Hurr (© alkalimaonline.com)

Sono momenti di frenetiche consultazioni quelli che il Libano sta vivendo in questi giorni. Nella giornata di mercoledì 28 settembre il parlamento libanese non è stato in grado di raggiungere il quorum per l’elezione del presidente della repubblica. La più alta carica istituzionale del paese è vacante da quando, nel maggio 2014, il mandato dell’ex presidente Michel Sulayman è giunto alla sua scadenza naturale. Da allora sono passati ventotto mesi e quarantacinque tentativi di elezione, nessuno dei quali è mai riuscito a raggiungere il quorum necessario.

Tuttavia, nelle ultime ore si susseguono indiscrezioni che lasciano presagire una svolta imminente. Il protagonista di tale ciclone politico è Sa’ad Hariri (leader del partito sunnita al-Mustaqbal) il quale, rientrato in Libano per una serie di incontri con alcuni personaggi chiave della scena politica libanese, avrebbe deciso di ritirare il proprio sostegno alla candidatura di Sulayman Franjiyye. Al contempo, avrebbe rinunciato all’apposizione del veto nei confronti di Michel ‘Awn (leader del partito maronita al-Tayyar al-Watani al-Hurr), candidato alla presidenza sostenuto dal partito sciita Hizbullah sin dalla prima ora. In un colloquio privato tra Franjiyye e Hariri, quest’ultimo avrebbe infatti affermato: «L’opzione di candidare il generale Michel ‘Awn è diventata ormai probabile dopo mesi di inutili tentativi di affermare la tua candidatura».

Secondo alcuni osservatori, l’inversione di rotta del leader di al-Mustaqbal non è stata una mossa imprevedibile. Infatti, la profonda crisi finanziaria che stanno attraversando gli ambienti vicini a Hariri sarebbe superabile solo attraverso un ritorno del loro leader alla guida del governo libanese, e proprio quest’ultima sarebbe la contropartita per un eventuale sostegno di Hariri alla candidatura di ‘Awn. Dunque, se queste indiscrezioni fossero vere, la prossima seduta parlamentare fissata per il 31 ottobre potrebbe essere decisiva e permettere la risoluzione di una lunga impasse istituzionale.

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