Gabon: la controversa rielezione di Ali Bongo

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Martedì 27 settembre si è tenuta a Libreville la cerimonia d’investitura di Ali Bongo Ondimba, figlio di Omar Bongo (presidente del Gabon dal 1967 al 2009), per un secondo mandato alla Presidenza della Repubblica. Appena quattro giorni prima, la Corte Costituzionale gabonese aveva rigettato il ricorso del principale oppositore di Bongo, Jean Ping, che chiedeva una nuova conta dei voti in una provincia del Paese (Haut-Ogooué), confermando la validità dell’elezione del presidente uscente – eletto con il 50.66% dei voti.

La cerimonia d’insediamento di martedì si è svolta senza scontri, in una Libreville messa in sicurezza dall’esercito. La crisi politica gabonese non sembra tuttavia superata. Per quanto il presidente Bongo continui ad invitare l’opposizione al dialogo nazionale, Jean Ping, forte delle perplessità internazionali sulle procedure elettorali del 27 agosto, continua a dichiararsi il presidente legittimo del Paese, denunciando un “colpo di stato elettorale” e definendo “iniqua” la sentenza della Corte Costituzionale. La situazione a Libreville per ora sembra sotto controllo, ma gli osservatori internazionali concordano nel ritenerla più che altro una tregua. Gli scontri del 31 agosto fra i sostenitori di Jean Ping e le forze armate, che hanno determinato una trentina di vittime e un centinaio di arresti fra i membri dell’opposizione, gettano non poche ombre sulle potenziali derive anti-democratiche dell’establishment appena confermato al potere. La fermezza della posizione di Ping, che negli ultimi mesi è riuscito a raccogliere numerosi consensi nel PDG (Parti Démocratique Gabonais), il partito di Bongo, e la scarsa fiducia dei gabonesi nei confronti del rispetto delle procedure elettorali nel proprio Paese, la più bassa registrata nel continente africano (Afrobarometro, 2015), lasciano pensare che questa crisi post elettorale non rientrerà con la facilità di quella del 2009.

Le sfide che il neo-presidente Bongo si trova ad affrontare sono non solo di carattere interno, ma anche internazionale. Unione Europea, Stati Uniti e Unione Africana dopo aver suggerito a più riprese una nuova conta dei voti all’indomani dello scrutinio, hanno accolto con freddezza il verdetto della Corte Costituzionale sulla sua rielezione. Persino Parigi sembra aver preso le distanze da Libreville. La presenza di appena quattro capi di stato africani alla cerimonia d’investitura di martedì è riprova del disappunto politico esterno e del conseguente rischio di isolamento internazionale a cui è esposto il neo-presidente gabonese.

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