Somalia: le tensioni politiche dietro il rinvio delle elezioni

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Lunedì 26 settembre, il Federal Indirect Electoral Implementation Team (FIEIT) ha annunciato l’ulteriore slittamento della data delle elezioni per il rinnovo del parlamento e del governo federale della Somalia. Se l’elezione del nuovo Presidente era inizialmente prevista per il 30 Ottobre, il FIEIT ha ora fissato nel 30 Novembre il termine ultimo per il completamento delle operazioni di voto. La procrastinazione non giunge inaspettata: negli ultimi due mesi, sia il FIEIT che il Ministero dell’Interno avevano ripetutamente paventato il rischio di ritardi a causa di problemi logistici e organizzativi. Le autorità hanno giustificato la decisione del 26 settembre con l’assenza di sufficienti condizioni di sicurezza e il mancato scioglimento di alcuni nodi politici. Il movimento islamista Al Shabaab ha, in effetti, reiterato l’intenzione di attaccare i seggi elettorali, ma le motivazioni profonde sembrano riconducibili a disaccordi in seno alla classe dirigente somala sulle procedure di voto, tanto che più di un osservatore ha già paventato il rischio di deficit di legittimità delle nuove istituzioni federali.

L’attuale legge elettorale è il risultato del compromesso tra i desiderata dei donatori internazionali e la realtà sul terreno. Nonostante gli impegni pregressi, le autorità di Mogadiscio hanno abbandonato l’ipotesi del suffragio universale e optato per un sistema di rappresentanza indiretta che coniughi il consueto meccanismo di spartizione clanica con un sistema di ripartizione su base geografica. Secondo la legge elettorale, i 275 deputati della Camera Bassa dovrebbero essere eletti da un gruppo di 14.025 grandi elettori, a loro volta selezionati da un Consiglio degli Anziani – le cosiddette autorità tradizionali – in rappresentanza dei principali clan somali (il sistema 4,5). I membri della Camera Alta, al contrario, saranno votati direttamente dalle assemblee legislative dei sei nuovi stati regionali: Puntland, Benadir, Southwest, Hiiraan-Medio Shabelle, Galmudug e Jubbaland. Le due camere congiuntamente dovranno poi procedere alla votazione del nuovo Presidente somalo. Sebbene le procedure di voto della Camera Bassa confermino con alcune varianti l’impianto già sperimentato nel 2012, la creazione di una Camera Alta che sia espressione della nuova ripartizione amministrativa della Somalia dovrebbe sulla carta indebolire l’elemento clanico, introducendo un contrappeso istituzionale formalmente slegato dal Consiglio degli Anziani. Gli stessi deputati della Camera Bassa sono tenuti a iscriversi a un partito politico entro due anni dall’assunzione della carica, pena la decadenza dallo scranno parlamentare: una previsione, questa, volta a promuovere forme alternative di aggregazione politica.

Nonostante i propositi, l’organismo che solleva maggiori perplessità in termini di capacità di rappresentanza dei compositi interessi della società somala è proprio la Camera Alta. Permangono ad esempio tensioni tra il movimento armato Ahlu Sunna Waljama’a e le istituzioni dello stato del Galmudug, con il primo che contesta l’iniqua ripartizione delle cariche in seno all’esecutivo regionale e continua a occupare militarmente quello che dovrebbe essere il capoluogo della nuova entità amministrativa, di fatto disconoscendone l’autorità. La campagna militare condotta nelle ultime settimane da milizie riconducibili al Galmudug ha sì consentito di recuperare alcuni centri urbani minori, ma ha al contempo irrigidito la posizione del movimento sufi nei confronti del governo federale, regista dell’iniziativa. Non sono meno tesi i rapporti tra le élite del Hiiraan e del Medio Shabelle, teoricamente destinati ad essere riuniti sotto la bandiera di un unico stato regionale. Tutti i tentativi di far convergere i capi clan del Hiiraan a Jowhar per procedere all’elezione della nuova assemblea sono finora falliti a causa di disaccordi sulla residenza delle nuove istituzioni e la composizione dei delegati alla Camera Alta, tanto che il 27 settembre il FIEIT ha dovuto annunciare lo spostamento delle consultazioni elettorali regionali nella capitale Mogadiscio.

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