Mali: il presidente Keita lancia un appello alle Nazioni Unite

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Il presidente del Mali, Ibrahim Boubacar Keita, ha lanciato un duro appello alle Nazioni Unite, avvertendo che la battaglia contro i gruppi terroristici nel Paese non è finita, anzi questi potrebbero anche guadagnare terreno. Il rischio è che gli accordi di pace tra il governo e i movimenti separatisti, in qualche modo avvantaggino l’avanzata del terrorismo, mettendo a repentaglio la stabilità del Paese.

I territori del nord del Mali sono ancora presieduti dai peacekeeper delle Nazioni Unite, dopo il colpo di Stato del 2012 e l’intervento militare francese del 2013. Queste aree non hanno ancora ritrovato la stabilità necessaria per permettere il ritiro delle forze militari dispiegate dal Palazzo di Vetro.  Gli accordi di pace vengono rispettati dal governo del Mali e dai movimenti separatisti, ma i gruppi terroristici ancora attivi cercano in tutti i modi di destabilizzare i territori. Per questo motivo il presidente Keita ha fatto notare quanto sia necessario velocizzare il processo di disarmo e soprattutto continuare a smobilitare e reintegrare nella società civile i combattenti dei gruppi separatisti.

Il segretario generale, Ban Ki-moon, ha sottoscritto quanto detto dal presidente maliano, sottolineando come la pace e la stabilità del Paese siano cruciali per l’intera regione e per il continente. In tal senso, egli ha voluto tranquillizzare tutti gli stakeholder, confermando quindi l’impegno delle Nazioni Unite e lodando il lavoro fatto fino ad ora dalla missione MINUSMA. L’accordo di pace regge, nonostante alcuni scontri verificatisi recentemente, ma Ban Ki-moon si dice preoccupato per le nuove fonti di instabilità che potrebbero interessare il Mali. A giugno, in due attacchi distinti, è stato ucciso un casco blu dell’ONU è morto in un attacco alla base ONU di Gao, mentre a poca distanza in un altro attacco hanno perso la vita tre persone che lavoravano per l’UNMAS, l’agenzia che si occupa delle attività di eliminazione di mine e ordini bellici inesplosi. Dato l’impatto che il terrorismo ha avuto sulla vita dei civili, in particolar modo attraverso perpetrate violazioni dei diritti umani, è stata richiesta una maggiore attenzione per quanto concerne il rispetto di tali diritti, anche durante le operazioni anti-terrorismo. Il segretario generale ha sottolineato come tali violazioni tendano a screditare il processo di pacificazione, quindi in qualche modo si trasformino in un vantaggio per i gruppi terroristici. Per questo motivo, il segretario generale ha sottolineato quanto sia necessario un maggior coinvolgimento della popolazione, attraverso un costante dialogo coi giovani, i gruppi di opposizione e le comunità religiose. In questo modo sarà possibile rafforzare le istituzioni politiche del Mali, legittimare l’attività delle forze di pace e migliorare le condizioni di vita della popolazione.

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