Turchia. Il declassamento della Moody’s e i rischi per gli investimenti

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Istanbul

Inizia una stagione insidiosa per Ankara dopo che l’agenzia newyorkese Moody’s ha declassato, venerdì 23 settembre, il rating del credito sovrano turco a “junk” ovvero “spazzatura”. Il rischio di un deflusso di fondi esteri è molto alto. L’economia turca dipende infatti dai capitali stranieri per finanziare il suo deficit delle partite correnti. La “bocciatura” di Moody’s potrebbe dunque portare la Turchia a pagare più caro l’accesso al capitale nei mercati internazionali.

La dura presa di posizione del premier turco Binali Yıldırım – che ha definito la mossa di Moody’s “non imparziale” – non ha di certo portato serenità ai mercati. La lira turca e la borsa di Istanbul hanno infatti iniziato la settimana nel peggiore dei modi. La moneta nazionale è scesa ai minimi storici contro il dollaro. L’aumento del “rischio-paese” aveva già indotto Standard & Poor’s Global Ratings a declassare a luglio – a due giorni dal tentato golpe –  il rating della la Turchia da BB+ a BB con outlook negativo.

A incidere sul giudizio negativo, secondo Moody’s, è stata anche l’erosione della forza istituzionale turca, in primis, quella della Banca Centrale, troppo dipendente dal governo. Sono infatti i recenti tagli d’interesse operati dall’istituto di emissione pubblica turca a preoccupare gli analisti. Non la pensa così il presidente Erdoğan che auspica invece una forte crescita della domanda interna legata proprio ai tagli d’interesse. Erdoğan, ospite il 23 settembre degli studi di Bloomberg a New York, ha definito la recente decisione della Banca Centrale di Turchia come un “passo positivo”. Alle parole di Erdogan fanno eco quelle del Vice Primo Ministro, Nurettin Canikli che in un recente comunicato ha evidenziato la crescita costante dell’economia turca (+ 3.2 nell’ultimo quadrimestre) nonostante “tutti i rischi globali e regionali”.

Le misure adottate contro le aziende sospettate di avere legami con il tentato golpe, infine, sollevano preoccupazioni sulla protezione degli investimenti privati.

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