La disputa del khat tra Somalia e Kenya.

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Il 13 Settembre, ai margini della storica riunione dell’Autorità Intergovernativa per lo Sviluppo (IGAD) a Mogadiscio, il governo somalo ha deciso di porre termine al blocco imposto una settimana prima sul khat proveniente dal Kenya, riaprendo il proprio spazio aereo e terrestre al traffico commerciale.

Pianta stimolante ampiamente usata in Africa orientale, il khat è la spina dorsale dell’economia agricola nella contea di Meru, Kenya centro-orientale, ma l’interscambio con Mogadiscio è un’importante fonte di guadagni anche per la diaspora somala, che di fatto esercita il monopolio su commercio all’ingrosso e trasporto verso i mercati urbani.

L’industria keniota del khat aveva già subito un duro colpo nel 2014, quando il Regno Unito aveva stabilito la messa al bando del vegetale in seguito ad un’intensa campagna proibizionista. Ad oggi, la Somalia rappresenta il primo mercato di destinazione, con un fatturato complessivo che ammonta a circa 110 milioni di dollari l’anno.

Il provvedimento di sospensione del commercio del khat aveva suscitato aspre reazioni sia in patria che nel vicino Kenya. Se i produttori di Meru avevano immediatamente chiesto l’intervento del proprio governo, le autorità del Puntland si erano affrettate a definire la decisione come un atto unilaterale di Mogadiscio, mentre l’amministrazione del Jubbaland si era astenuta dal prendere provvedimenti concreti per interrompere i flussi transfrontalieri.

La ratio del blocco temporaneo è riconducibile principalmente alle tensioni diplomatiche tra Mogadiscio e Nairobi. Il governo somalo continua ad esempio a manifestare la propria opposizione alla chiusura del campo-rifugiati di Dadaab, annunciata dal Ministero degli Interni keniota qualche mese fa. In quest’ottica, la tempistica dell’embargo collima con la pubblicazione del rapporto di Human Rights Watch che mette sotto la lente d’ingrandimento le procedure di rimpatrio forzato degli sfollati somali. La disputa commerciale precede inoltre di qualche giorno l’udienza dinanzi alla Corte Internazionale di Giustizia, chiamata a dirimere la controversia per la delimitazione della piattaforma marittima continentale tra Kenya e Somalia. Nell’attesa di valutare se l’episodio avrà ripercussioni sui due dossier, Mogadiscio può comunque incassare una piccola vittoria diplomatica: in cambio del ritiro del blocco, Nairobi garantirà nuove facilitazioni in materia di collegamenti aerei, visti d’ingresso e accesso al sistema bancario keniota.

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