Nuova missione di pace per il Sud Sudan

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Uno spiraglio di speranza si affaccia in Sud Sudan, successivamente all’accettazione da parte del presidente Salva Kiir per il dispiegamento di una forza militare internazionale – composta da soli paesi della regione – cui sarà demandato il compito di sedare l’attuale spirale di violenza provocata dalla costante conflittualità tra le unità fedeli al presidente Kiir e quelle invece leali all’ex vice-presidente Riek Machar. Il compito del contingente sarà quello di fungere da forza di interposizione, favorendo la stabilizzazione e il definitivo cessate il fuoco, al fine di permettere il consolidarsi di un clima politico idoneo alla ricerca di una pacifica soluzione della crisi politica che da ormai mesi paralizza il paese. La proposta per il dispiegamento di una forza militare multinazionale era stata inizialmente respinta da entrambi i contendenti, che, tuttavia, all’aggravarsi della situazione e nella consapevolezza di aver raggiunto un punto di stallo tale da impedire l’affermazione di nessuna delle forze sul campo, ha quindi accettato senza condizioni di sorta le proposte dell’Igad e della comunità internazionale. L’interminabile conflitto tra i vertici del sistema politico sud-sudanese ha provocato nel frattempo una crisi umanitaria di imponenti dimensioni, con oltre 210.000 profughi che hanno lasciato il paese dall’inizio del 2016 (e d cui oltre la metà si è riversata in Uganda), facendo salire a 2,5 milioni il totale di profughi sud-sudanesi dal 2013 ad oggi. Il nuovo contingente multinazionale a guida ONU che sarà dislocato in Sud Sudan costituirà in realtà un ampliamento di quello dislocato a partire dal 2011 (Missione Minuss), facendo presumibilmente incrementare il numero complessivo della missione da 12 a 14.000 uomini. Non poche critiche sono state tuttavia rivolte dalla popolazione locale e dagli osservatori internazionali nel corso degli anni passati al contingente ONU in Sud Sudan, accusato non solo di inefficienza ma anche e soprattutto di inerzia nel proteggere la popolazione civile. Decine di stupri, saccheggi e violenze si sono infatti consumati sotto gli occhi dei soldati del contingente internazionale, che si è sempre tuttavia limitato al solo ruolo di interposizione tra le due milizie rivali, senza ingaggiare la criminalità e le milizie e nel corso dei loro abusi sulla popolazione civile. Secondo il coordinatore dell’ONU per l’emergenza in Sud Sudan, Stephen O’Brien, la popolazione fugge dal paese in numeri sempre maggiori perché impaurita per la propria incolumità e non per la mancanza dei generi di prima necessità o dei medicinali. Un fatto gravissimo, che automaticamente implica una responsabilità del contingente multinazionale delle Nazioni Unite

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